“Mille politici ‘sotto processo’? Numeri veri, riforme e il rischio di una giustizia piegata al potere”
Nel dibattito sulla riforma della giustizia c’è un punto che molti fingono di non vedere: chi guadagna davvero se il Parlamento mette il piede sul collo alla magistratura. In un video diventato virale, un comico spiega che, in caso di vittoria del “sì”, la politica avrebbe “voce più grossa” dei giudici e si chiede quanti politici oggi abbiano carichi pendenti, capi d’accusa o processi ancora in corso. politici coinvolti in guai giudiziari e da lì costruisce una satira amara: se sono gli stessi imputati a ridisegnare le regole del gioco, tanto vale nominare boss mafiosi presidenti dei tribunali di Roma, Palermo o Milano. È una caricatura estrema, ma rende bene l’idea di un sistema in cui chi dovrebbe essere controllato prova a controllare chi lo indaga. La chiusura è affidata a una frase attribuita a Daniela Santanchè: “non intendo andare sotto processo… se salto io, salta tutto il governo… i processi dovranno andare in prescrizione”. Un manifesto perfetto di una cultura politica che non rivendica innocenza o trasparenza, ma il diritto a non farsi giudicare, a spostare il problema nel tempo finché la prescrizione cancella tutto. In un Paese in cui continuano a emergere casi di condannati, imputati e indagati eletti in Parlamento e nelle istituzioni, la domanda non è astratta: ha senso dare più potere sui giudici proprio a chi ha più interesse a limitarne l’azione? La risposta, piaccia o no, riguarda la qualità della nostra democrazia più di qualunque slogan elettorale. Quanti politici hanno carichi pendenti o processi?