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Bocciando la riforma costituzionale sulla separazione delle carriere e sul nuovo assetto dei Consigli Superiori della magistratura proposta dal governo. Una partecipazione molto alta, con un’affluenza finale vicina al 59%, ha confermato l’interesse degli italiani per un voto che incideva direttamente sugli equilibri tra poteri dello Stato. Con il successo del NO, la legge di riforma non entrerà in vigore e resterà in piedi l’attuale modello previsto dalla Costituzione: un unico Consiglio Superiore della Magistratura e una magistratura unitaria, in cui giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine. Il risultato del referendum viene letto da molti come un segnale di fiducia nella Costituzione del 1948 e nelle garanzie di indipendenza della magistratura, mentre per altri rappresenta un’occasione mancata di cambiamento del sistema giudiziario. Nei prossimi mesi il dibattito politico e istituzionale resterà acceso, tra chi chiederà nuove proposte di riforma e chi invece rivendica la scelta degli elettori come un monito a rispettare l’equilibrio dei poteri fissato dai padri costituenti.
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