Stai visualizzando il feed pubblico. Accedi o registrati per interagire, creare post e connetterti con gli amici.
gunpress
35 minuti fa
Meloni invia difese aeree nel Golfo: l’Europa si prepara alla guerra in Medio Oriente? L’Europa alza il livello di allerta... Meloni invia difese aeree nel Golfo: l’Europa si prepara alla guerra in Medio Oriente?
L’Europa alza il livello di allerta mentre il fronte mediorientale rischia di allargarsi. Giorgia Meloni annuncia l’invio di sistemi di difesa aerea italiani nei paesi del Golfo, con l’obiettivo dichiarato di proteggere alleati, migliaia di connazionali nella regione e quasi 2.000 militari già dispiegati.
Intanto il quadro sul campo peggiora: esplosioni vengono segnalate in Qatar e Bahrain, mentre a Doha le abitazioni vicino all’ambasciata USA vengono evacuate per il timore di nuovi attacchi. Anche in mare il conflitto si fa letale, con un sottomarino statunitense che avrebbe colpito una fregata iraniana causando oltre 80 vittime tra i marinai.
Teheran avverte che le navi di Stati Uniti, Israele e dei loro alleati potrebbero diventare bersagli nel Golfo e lascia intendere di voler condizionare il traffico nello Stretto di Hormuz, uno snodo vitale per le rotte del petrolio mondiale. Russia e Cina condannano gli attacchi contro l’Iran, ma per ora restano fuori dal conflitto sul piano militare, lasciando aperto il grande interrogativo: siamo ancora davanti a una crisi regionale o all’inizio di una guerra molto più ampia?
#Iran #GiorgiaMeloni #Israele #israele #conflittoMedioOriente continua a leggere
Allerta massima ad Aviano e Sigonella: l’Italia “portaerei USA” nella guerra all’Iran Allerta massima per le basi militari USA di... Allerta massima ad Aviano e Sigonella: l’Italia “portaerei USA” nella guerra all’Iran
Allerta massima per le basi militari USA di Aviano (Friuli Venezia Giulia) e Sigonella (Sicilia), due infrastrutture considerate decisive nella strategia americana nel Mediterraneo.
econdo Diego Fusaro, queste installazioni rappresentano una violazione permanente della sovranità italiana, trasformando il nostro Paese in una “portaerei americana” nel cuore del Mare Nostrum.
Nel contesto della guerra all’Iran, cresce il livello di attenzione su queste basi, che potrebbero essere utilizzate per nuovi bombardamenti a tappeto contro Teheran.
Mentre la Spagna di Sánchez ha rifiutato di mettere le proprie basi al servizio di Washington, l’Italia viene descritta come una colonia obbediente della “civiltà dell’hamburger”, sempre pronta a piegarsi agli interessi statunitensi.
Il messaggio richiama così il tema della sovranità nazionale e del ruolo dell’Italia nelle guerre decise oltreoceano, ponendo una domanda implicita: fino a che punto vogliamo essere piattaforma militare di altri?
#Aviano #Sigonella #usa #Italia #Iran #guerraIran #NATO continua a leggere
Guerra moderna ingannata da semplici disegni: USA e Israele bombardano “bersagli fantasma” Nella guerra ad alta tecnologia, bastano ancora soluzioni... Guerra moderna ingannata da semplici disegni: USA e Israele bombardano “bersagli fantasma”
Nella guerra ad alta tecnologia, bastano ancora soluzioni “a bassa tecnologia” per ingannare bombardieri e missili.
Un analista racconta come l’aeronautica USA e Israele abbiano colpito numerosi “bersagli fantasma”: caccia ed elicotteri apparentemente parcheggiati, che in realtà erano solo disegni estremamente realistici tracciati sul cemento.
Guardando le immagini, si vede l’esplosione al centro del velivolo, ma alla fine rimane soltanto un grande cratere fumante, senza pezzi che volano via, segno che è stato colpito solo cemento dipinto.
In passato si usavano modelli di legno, tubi, ruote e persino resistenze per simulare il calore dei motori; oggi, in alcuni casi, bastano semplici sagome a terra per ingannare sensori e telecamere di sistemi d’arma sofisticati.
Il risultato è paradossale: Stati Uniti e Israele finiscono per sprecare bombe e missili contro disegni, dimostrando che la guerra moderna può essere ancora beffata con trucchi ingegnosi ma relativamente economici.
#iran #israele #usa #guerra continua a leggere
Iran minaccia USA nello Stretto di Hormuz: basi militari e petroliere nel mirino In un messaggio carico di toni minacciosi,... Iran minaccia USA nello Stretto di Hormuz: basi militari e petroliere nel mirino
In un messaggio carico di toni minacciosi, la leadership iraniana ribadisce di rispettare la sovranità dei paesi vicini ma avverte che ogni punto di partenza di un’aggressione contro l’Iran sarà considerato un obiettivo legittimo.
Chi non concede basi e risorse a Stati Uniti e Israele non verrà colpito, ma tutte le installazioni militari usate contro Teheran saranno bersagliate su terra, mare e nello spazio, come “lezione” per chiunque attacchi il popolo iraniano.
Teheran dice di accogliere con favore la presenza delle forze americane nello Stretto di Hormuz e cita l’esempio della superpetroliera Bridgeton del 1987 e dell
e navi recentemente colpite, avvertendo che le unità statunitensi potrebbero entrare galleggiando nel Golfo Persico ma non avere la certezza di uscirne allo stesso modo.
Il messaggio si chiude con un monito agli “uomini dell’isola corrotta”: secondo l’Iran, “la terra e la mappa del mondo sono nelle nostre mani e questo continuerà”, sottolineando la volontà di alzare il livello della deterrenza contro USA e Israele.
#Iran #Israele #usa #StrettoDiHormuz #guerra continua a leggere
Barbero smonta il sorteggio il governo vuole il controllo sui magistrati La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura cambia in... Barbero smonta il sorteggio
il governo vuole il controllo sui magistrati
La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura cambia in modo cruciale il rapporto tra politica e giudici.
Oggi il CSM è composto da una parte di magistrati eletti dai colleghi e da una parte di membri “laici” scelti dal Parlamento; con la riforma, entrambi i gruppi verrebbero formalmente sorteggiati.
La differenza, però, è sostanziale: i magistrati sarebbero sorteggiati tra migliaia di toghe in tutta Italia, mentre i membri indicati dalla politica verrebbero sorteggiati da una lista ristretta decisa dal Parlamento, cioè dal governo.
In pratica, i nomi “politici” sarebbero comunque selezionati a monte, garantendo un gruppo compatto e fidato, mentre i rappresentanti dei magistrati sarebbero scelti casualmente.
In caso di scontro tra governo e magistratura, questo meccanismo darebbe alla politica un vantaggio strutturale e la possibilità di esercitare un controllo molto più ravvicinato sull’organo di autogoverno dei giudici.
Dietro l’apparenza di un sorteggio uguale per tutti, si nasconde il rischio di un CSM sempre più sbilanciato a favore dell’esecutivo.
#CSM #magistratura #riformaGiustizia #politica #governo continua a leggere
Basi USA, oro italiano e sovranità: quanto conta davvero l’Italia nella guerra in Iran? In Italia sono presenti circa 13.000... Basi USA, oro italiano e sovranità: quanto conta davvero l’Italia nella guerra in Iran?
In Italia sono presenti circa 13.000 soldati americani e oltre 120 basi e installazioni USA, da Sigonella ad Aviano, da Niscemi a Napoli, Gaeta, Vicenza e Camp Derby: interi pezzi di territorio in cui la nostra sovranità è di fatto sospesa.
Da Sigonella sono decollati droni spia e aerei da ricognizione la mattina stessa dell’attacco contro l’Iran, senza che l’Italia venisse nemmeno avvisata.
Sul nostro suolo sono dispiegati caccia F16 e bombe nucleari B61-12, mai votate dal Parlamento, mentre il sistema Muos di Niscemi gestisce le comunicazioni satellitari militari USA in tutto il mondo.
In teoria, per usare le basi italiane per bombardare l’Iran servirebbe il consenso di Roma; in pratica, per logistica, rifornimenti, spionaggio e comunicazioni “valgono i trattati” degli anni ’50, come ricordato da Crosetto.
La Spagna ha imposto limiti e ha fatto spostare gli aerei cisterna americani, l’Italia no.
E qui entra in gioco l’altro grande tema: l’oro.
L’Italia è la terza riserva d’oro al mondo con 2.452 tonnellate (circa 407 miliardi di dollari), ma il 43% non è in patria: si trova nei caveau della Federal Reserve a New York e a Fort Knox, sotto controllo americano.
Nel 2022 l’Occidente ha congelato con un click le riserve russe; la domanda è inevitabile: se l’Italia dicesse “no” alle basi USA, quell’oro resterebbe davvero intoccabile?
Intanto ospitiamo bombe atomiche statunitensi, facciamo decollare i loro droni, compriamo il loro gas a prezzi maggiorati, mandiamo i nostri Samp-T nel Golfo, mentre Lockheed Martin vola ai massimi in Borsa e il Pentagono prepara un nuovo budget extra da 50 miliardi.
La guerra è il prodotto, il caos è la materia prima e noi siamo i clienti che pagano: prima di parlare di sovranità nazionale, vale la pena chiedersi chi comanda davvero.
#Italia #USA #basiUSA #Sigonella #Aviano #guerraIran #NATO #sovranità #oroItaliano #FederalReserve continua a leggere
La guerra si estende ad Abu Dhabi: colpite base francese e ambasciata israeliana Secondo fonti arabe ritenute generalmente affidabili, l’Iran... La guerra si estende ad Abu Dhabi: colpite base francese e ambasciata israeliana
Secondo fonti arabe ritenute generalmente affidabili, l’Iran avrebbe colpito la base francese di Camp de la Paix ad Abu Dhabi e, nello stesso momento, l’ambasciata di Israele nella capitale emiratina.
La guerra si sta estendendo regionalmente, come promesso da Ali Larijani, aprendo un nuovo fronte nel cuore del Golfo Persico.
La situazione diventa sempre più critica: questi attacchi sembrano anche testare la capacità di reazione marittima della forza navale d’attacco americana schierata nel Mare Arabico.
Lo scenario conferma il rischio di un allargamento del conflitto, con Emirati Arabi Uniti, Francia, Israele e Stati Uniti sempre più coinvolti.
#AbuDhabi #Iran #Israele #Francia #usa #baseMilitare continua a leggere
Perché un’invasione di terra USA in Iran è (quasi) impossibile Nel sesto giorno di guerra in Iran, mentre Trump e... Perché un’invasione di terra USA in Iran è (quasi) impossibile
Nel sesto giorno di guerra in Iran, mentre Trump e Rubio evocano l’idea di un’invasione di terra, la realtà militare e geografica racconta tutt’altro scenario.
Il ministro degli Esteri iraniano dichiara di “aspettare” le truppe USA, convinto che un attacco di terra si trasformerebbe in un disastro per Washington.
L’esempio dell’Iraq è chiaro: per invadere un paese grande un terzo dell’Iran e con un quinto della sua popolazione servirono circa 500.000 soldati, mesi di preparazione logistica e condizioni di pace totale per schierare uomini e mezzi passando dall’Arabia Saudita.
Oggi l’Iran non offre corridoi sicuri: l’unico vicino teoricamente utilizzabile, l’Iraq, ospita milizie sciite che attaccano le basi americane, già colpite e indebolite dai missili iraniani.
Rimarrebbe solo un’operazione anfibia “stile sbarco in Normandia”, logisticamente quasi impraticabile.
Per un territorio e una popolazione così vasti servirebbero almeno il doppio o il triplo delle truppe utilizzate in Iraq, una capacità politica e militare che gli Stati Uniti oggi difficilmente possono mettere in campo, soprattutto sotto costante attacco missilistico iraniano.
Conclusione: un intervento di terra USA in Iran è, di fatto, impraticabile o vicino al suicidio strategico.
#Iran #usa #Trump #GiulioBen continua a leggere
Settimo giorno di guerra: lo scontro tra coalizione (USA–Israele) e Iran entra in una nuova fase di guerra di attrito.... Settimo giorno di guerra: lo scontro tra coalizione (USA–Israele)
e Iran entra in una nuova fase di guerra di attrito.
Teheran introduce sul campo il missile balistico Horamshar 4, in grado di colpire fino a 2.000 km di distanza e di saturare le difese multilivello, come visto nell’attacco su Tel Aviv durante l’operazione True Promise 4.
Debutta anche il drone d’attacco Hadid 101, a reazione, con 9.000 km di gittata e 30 kg di carico, progettato per sfuggire al jamming grazie alla guida inerziale.
Dall’altra parte, gli Stati Uniti copiano il drone Shahed iraniano per compensare la carenza di velivoli, mentre i droni israelo-americani continuano a essere abbattuti.
Washington chiede armi agli alleati (anche all’Italia, che fornisce sistemi antiaerei) e perfino a Zelensky tecniche per contrastare gli Shahed, mentre il Congresso valuta altri 50 miliardi di dollari per sostenere il fronte.
Le scorte si assottigliano e la dipendenza dal supporto degli alleati mostra quanto questo conflitto di logoramento stia iniziando a pesare su tutti i protagonisti.
#israele #iran #guerra #usa continua a leggere
ISRAELE LANCIA MISSILI DA 100 MILIONI DI DOLLARI CONTRO 'JET IRANIANI'... SI SCOPRIRÀ CHE ERANO DEI DIPINTI. L'ARTISTA È STATO... ISRAELE LANCIA MISSILI DA 100 MILIONI DI DOLLARI CONTRO 'JET IRANIANI'... SI SCOPRIRÀ CHE ERANO DEI DIPINTI. L'ARTISTA È STATO PAGATO 10$. IL MIGLIOR BUDGET PER LA DIFESA DI SEMPRE. continua a leggere
L’Iran ora sfida anche la NATO: missile sulla Turchia, droni in Azerbaigian, portaerei francesi in marcia La guerra tra Iran,... L’Iran ora sfida anche la NATO: missile sulla Turchia, droni in Azerbaigian, portaerei francesi in marcia
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti ha appena fatto un salto di livello: per la prima volta un Paese NATO è stato preso direttamente di mira. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato e distrutto dalle difese aeree dell’Alleanza sopra la provincia di Hatay. Nessuna vittima, ma il messaggio è chiarissimo: il conflitto non è più “lontano” dai confini NATO.
Da Bruxelles è arrivata la condanna ufficiale, ma la risposta non è solo diplomatica. Il presidente Macron ha ordinato alla portaerei nucleare Charles de Gaulle e al suo gruppo d’attacco di lasciare le esercitazioni nel nord Europa e dirigersi verso il Mediterraneo orientale, con caccia Rafale, navi di scorta e sistemi di difesa pronti a proteggere rotte strategiche e, se necessario, a partecipare a una coalizione navale per contrastare le mosse iraniane sullo stretto di Hormuz.
Nel frattempo il fronte si allarga anche a est: droni suicidi attribuiti all’Iran hanno colpito l’aeroporto internazionale di Nakhchivan, in Azerbaigian, a pochi chilometri dal confine turco. Il terminal è finito in fiamme, diversi civili sono rimasti feriti e Baku parla già di rispondere “con pugno di ferro”. Un conflitto nato tra Iran, Israele e USA sta trascinando dentro, pezzo dopo pezzo, Turchia, Azerbaigian, e ora anche la Francia con il suo gruppo portaerei.
Dai cieli di Hatay alle acque dello stretto di Hormuz, il costo di questa guerra si sta rivelando molto più alto di quanto a Washington o a Bruxelles avessero messo in conto. Il rischio è chiaro: da crisi regionale a incendio internazionale il passo è sempre più corto.
#iran #usa #nato continua a leggere
Un giorno di ordinaria follia” sul bus al Vomero: cosa è successo davvero Poteva essere una tragedia. A Napoli, sul... Un giorno di ordinaria follia” sul bus al Vomero: cosa è successo davvero
Poteva essere una tragedia. A Napoli, sul bus della linea C32 in via Simone Martini al Vomero, una donna di 32 anni, avvocato penalista, è stata accoltellata da uno sconosciuto e tenuta in ostaggio per circa un quarto d’ora davanti a decine di persone.
L’aggressore è un 39enne di Pianura, già in cura per gravi problemi psichiatrici. È salito sul bus, ha estratto un coltello e ha colpito alle spalle la vittima, scelto totalmente a caso: non si conoscevano, nessun litigio, nessun precedente. Solo violenza gratuita. La donna è stata ferita al volto e alle braccia, mentre il conducente faceva scendere tutti gli altri passeggeri e cercava di prendere tempo in attesa dei carabinieri.
I militari del Nucleo Radiomobile sono saliti sul bus, hanno trattato con l’uomo in evidente stato di alterazione, sono riusciti a disarmarlo – addosso aveva anche un secondo coltello – e a trascinarlo fuori. In quei minuti la folla, sconvolta dalle immagini già finite sui social, ha provato a linciare il 39enne con spintoni e caschi lanciati, mentre lui urlava a ripetizione un solo nome: “Nicola Gratteri”, dicendo di voler attirare la sua attenzione.
Oggi l’uomo è in carcere a Poggioreale, accusato di lesioni personali gravi e sequestro di persona. La giovane avvocata è ricoverata al Cardarelli: non è in pericolo di vita, ma rischia cicatrici permanenti sul volto e sulle braccia e dovrà fare i conti con un trauma enorme.
Questo episodio non è “solo cronaca nera”. È il campanello d’allarme di tre emergenze:
sicurezza zero per chi lavora e viaggia sui mezzi pubblici;
gestione spesso insufficiente dei casi psichiatrici gravi sul territorio;
una società che invece di aiutare, filma tutto col cellulare mentre qualcuno rischia di morire.
Se pensi che non sia normale salire su un autobus e rischiare di essere aggrediti da uno sconosciuto, condividi questa storia. Non per alimentare l’odio, ma per pretendere più sicurezza, più prevenzione e più attenzione concreta, prima che “un giorno di ordinaria follia” diventi semplicemente la nuova normalità. continua a leggere
Hanno distrutto un Paese. E poi hanno detto: ci siamo sbagliati. Nel video Putin ricorda tre guerre che dovrebbero farci... Hanno distrutto un Paese. E poi hanno detto: ci siamo sbagliati.
Nel video Putin ricorda tre guerre che dovrebbero farci venire i brividi.
La Jugoslavia, bombardata senza mandato ONU. L’Iraq, invaso con la scusa delle “armi di distruzione di massa” che poi si è scoperto non esistessero. La Siria, dove si è intervenuti ancora una volta senza alcuna vera legittimazione internazionale.
Stesso copione:
si inventa un pretesto morale
si parla di “diritti umani”, “democrazia”, “sicurezza globale”
si bombarda, si invade, si cambia regime
si lascia dietro un Paese distrutto e un focolaio di terrorismo.
Quando la verità viene fuori, la risposta è sempre la stessa:
“Ci ha tradito l’intelligence.”
Fine. Nessun processo, nessuna responsabilità, nessuna ricostruzione reale.
Il punto non è “stare con Putin” o “stare con l’America”.
Il punto è: quante altre volte accetteremo guerre vendute come missioni umanitarie?
Se il “diritto internazionale” vale solo per i nemici e mai per gli alleati, allora non è diritto: è solo forza travestita da legge.
Condividi questo se pensi che la prima cosa da fare, prima di qualsiasi guerra, sia dire finalmente la verità alle persone.
#guerra #hastatoputin #Putin continua a leggere
Missili in cielo su Tel Aviv, intercettori in esaurimento cosa sta davvero succedendo nella guerra contro l’Iran. Nel suo ultimo... Missili in cielo su Tel Aviv, intercettori in esaurimento
cosa sta davvero succedendo nella guerra contro l’Iran. Nel suo ultimo aggiornamento, Giulio Benini sostiene che Stati Uniti, alleati del Golfo e Israele stanno iniziando a finire i missili intercettori usati per fermare droni e missili balistici iraniani. Due segnali chiave: il Pentagono e almeno uno Stato del Golfo starebbero valutando l’acquisto di droni intercettori ucraini, mentre le forze USA in Qatar avrebbero iniziato a usare vecchi Patriot PAC‑2 al posto dei più moderni PAC‑3.
Secondo questa lettura, l’Iran sta applicando una strategia molto precisa: saturare le difese con un alto numero di droni e missili relativamente economici, costringendo gli avversari a consumare intercettori costosi e limitati, fino a quando sempre più missili riusciranno a superare lo scudo. Nel frattempo, il capo di Stato Maggiore israeliano Eyal Zamir ha dichiarato che Israele avrebbe “soppresso il sistema missilistico balistico iraniano” e distrutto l’80% delle difese aeree e oltre il 60% dei lanciatori, annunciando il passaggio alla “fase successiva” della campagna.
Ma le immagini che arrivano da Tel Aviv e Petah Tikva raccontano altro: cieli pieni di esplosioni, scie luminose, intercettazioni in serie e, in alcuni casi, missili che colpiscono edifici e causano vittime e feriti. La guerra, insomma, è tutt’altro che finita e il fuoco di controbatteria iraniano resta concreto nonostante gli annunci trionfalistici.
Lo scenario che emerge è quello di un conflitto destinato a durare, con un logoramento progressivo delle scorte di difesa aerea occidentali e un rischio crescente di allargamento regionale e, nel peggiore dei casi, nucleare. Se USA e Israele non troveranno una via d’uscita politica, potremmo trovarci davanti a una guerra lunga, costosa e sempre più pericolosa, non solo per il Medio Oriente ma per l’intero equilibrio globale.
#iran #israele #guerra #usa #mediooriente continua a leggere
è in corso un massiccio attacco iraniano contro Israele, in particolare su Haifa e Tel Aviv. Su Haifa, viene segnalato... è in corso un massiccio attacco iraniano contro Israele, in particolare su Haifa e Tel Aviv.
Su Haifa, viene segnalato per la prima volta l’uso di missili a grappolo, cioè missili che aprono la testata in volo e rilasciano molte micro‑bombe, pensate per colpire un’area ampia e causare danni molto più estesi rispetto a una singola esplosione.
Contemporaneamente, quattro missili cruise iraniani vengono lanciati contro la portaerei americana USS Abraham Lincoln, che secondo il video sarebbe in ritirata verso la parte bassa dell’Oceano Indiano per sfuggire alla minaccia. I cruise sono missili a lungo raggio e bassa quota, studiati per eludere i radar e colpire bersagli di alto valore come navi da guerra e basi militari.
Perché è un passaggio molto grave
L’uso di missili a grappolo su una grande città come Haifa aumenta in modo enorme il rischio per civili e infrastrutture, motivo per cui queste armi sono tra le più controverse sul piano umanitario. Attaccare una portaerei americana come la USS Abraham Lincoln significa portare lo scontro direttamente contro gli Stati Uniti, non solo contro Israele, e colpire uno dei simboli della loro potenza militare nella regione.
Il fatto che questi attacchi avvengano in parallelo (città israeliane e nave USA) indica una strategia iraniana per allargare il fronte e far capire che la guerra può colpire sia la popolazione israeliana sia gli asset militari americani.
Il messaggio che l’Iran vuole mandare
Con un attacco così strutturato, Teheran manda un messaggio chiaro:
può colpire in profondità il territorio israeliano, persino con armi ad alto impatto come i missili a grappolo
è pronta a mettere sotto pressione anche la presenza navale USA, prendendo di mira una portaerei chiave come la USS Abraham Lincoln.
una fase in cui la guerra non è più fatta solo di scambi limitati, ma di mosse pensate per alzare il livello dello scontro e mettere in difficoltà sia Israele sia Stati Uniti su più fronti contemporaneamente.
#usa #guerra #israele #iran #TelAviv #Haifa continua a leggere
America e Israele sono lontanissimi dall’aver vinto la guerra e questo si vede dalla reazione iraniana. All’inizio Teheran aveva lasciato... America e Israele sono lontanissimi dall’aver vinto la guerra
e questo si vede dalla reazione iraniana. All’inizio Teheran aveva lasciato aperta una flebile possibilità di dialogo dopo la guerra dei 12 giorni, ma quando ha capito che l’obiettivo dei suoi avversari è il crollo completo del regime, ha scelto la logica del “muoia Sansone con tutti i Filistei”, passando a una risposta militare intelligente, programmata, con un chiaro disegno strategico.
La domanda che l’Iran pone a Stati Uniti e Israele è: siete in grado di gestire una guerra lunga su tutto il quadrante mediorientale, dal Golfo Persico in poi, avendo abbastanza munizioni per sostenere una difesa antimissile prolungata? Nelle prime 24 ore l’Iran ha lanciato oltre 800 missili, mentre gli USA producono circa 500 missili Patriot in un anno, e lo stesso Capo di Stato Maggiore americano ha avvertito la Casa Bianca che, se il conflitto durerà, non ci saranno munizioni sufficienti per la difesa aerea di flotta e basi. Gli iraniani, dal loro punto di vista, dicono quindi: “Allora la tiriamo per le lunghe”, mentre gli israeliani hanno già preparato il proprio popolo a una guerra lunga.
L’attacco all’Iran non sarebbe stato possibile senza i servizi di sicurezza del Mossad: i servizi obbediscono a una direttiva politica e l’Iran è nel mirino del Mossad dal 1979. Dopo la “guerra dei 12 giorni” di giugno, quando furono scoperte armi e infiltrazioni al centro di Teheran, la guida suprema ha dato via libera a una “pulizia” negli apparati di sicurezza, riducendo verosimilmente la penetrazione del Mossad nei luoghi sensibili.
Il segretario generale ONU Antonio Guterres ha avvertito che l’azione militare rischia di innescare una catena di eventi incontrollabili nella regione più instabile del mondo, e questo coincide con l’obiettivo strategico iraniano: allargare il conflitto e testare la capacità degli avversari di reggere una guerra lunga. Il riaccendersi del contenzioso tra Afghanistan e Pakistan ai confini iraniani potrebbe alimentare un “liberi tutti”, anche se sarebbe meglio tenere quel fronte separato. Ormai l’uso immediato dell’arma militare al posto della diplomazia sta diventando prassi, al punto che, ironizza il generale, i concorsi per diventare diplomatici sembreranno inutili nei prossimi anni.
#usa #israele #guerra #iran #onu continua a leggere
L'attacco all'Iran non è stato un atto di difesa, ma un'aggressione unilaterale che viola il diritto internazionale. Ci hanno detto... L'attacco all'Iran non è stato un atto di difesa, ma un'aggressione unilaterale che viola il diritto internazionale.
Ci hanno detto che l'Iran stava costruendo la bomba atomica, ma la responsabile dell'intelligence USA Tulsi Gabbard prima, il direttore dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica Rafael Grossi poi e ieri anche il Pentagono hanno smentito che fosse così. Le centrali nucleari iraniane operavano sotto stretta supervisione internazionale, e la guida spirituale iraniana Khamenei aveva addirittura emesso una fatwa contro la costruzione di armi nucleari.
Ci è stato detto che i negoziati sono falliti perché Teheran non voleva rinunciare all'arricchimento dell’uranio, ma il ministro degli Esteri dell’Oman, che ha partecipato ai negoziati, ha affermato il contrario: l'Iran aveva acconsentito a non accumulare più uranio arricchito il giorno prima dell’attacco. Allora la domanda da porsi non è soltanto perché l’Iran sia stato attaccato, ma perché sia stato attaccato proprio quando l’accordo negoziale era stato raggiunto.
Fonti come Tulsi Gabbard, il direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica Rafael Grossi e lo stesso Pentagono hanno smentito che l’Iran stesse costruendo la bomba atomica, mentre le sue centrali operavano sotto stretta supervisione internazionale e la guida spirituale Khamenei aveva emesso una fatwa contro le armi nucleari.
Secondo il ministro degli Esteri dell’Oman, Teheran aveva accettato di non accumulare più uranio arricchito il giorno prima dell’attacco. La vera domanda allora è: perché colpire proprio nel momento in cui la via diplomatica sembrava aver funzionato?
#guerra #israele #iran #usa continua a leggere
L’Iran rifiuta il cessate il fuoco perché considera la pausa di giugno un errore che ha permesso a USA e... L’Iran rifiuta il cessate il fuoco
perché considera la pausa di giugno un errore che ha permesso a USA e Israele di riorganizzarsi e colpire di nuovo. Ora Tehran punta ad aumentare il costo della guerra per Washington con attacchi costanti, anche alle basi USA nel Golfo, e ha chiuso lo stretto di Hormuz, da cui passa una quota enorme di petrolio e gas liquido mondiali.
Le conseguenze si vedono già: turismo in crisi negli Emirati, petrolio a 84 dollari al barile, gas a +40% in un giorno e benzina in aumento anche in Italia.
Il rischio più grande è una nuova ondata di inflazione che rallenterebbe le economie di USA ed Europa, tra bollette e carburanti sempre più cari.
Dopo l’uccisione di Khamenei e la strage di bambine a Minab, l’Iran dice di non avere più “linee rosse”. Trump, che aveva promesso pace, ci sta trascinando in una guerra sempre più grave al seguito di Netanyahu. Per questo si chiede al governo italiano di fermare l’invio di armi a Israele e di non rendere l’Italia complice di un ulteriore bagno di sangue.
#guerra #mediooriente #israele #iran continua a leggere