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L’offesa: “Il Paese dello Stivale è

L’offesa: “Il Paese dello Stivale è

diventato il Paese delle ciabatte” La polemica esplode quando Itamar Ben‑Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, commenta sui social la notizia dell’inchiesta aperta dalla…

L’offesa: “Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”

La polemica esplode quando Itamar Ben‑Gvir, ministro della Sicurezza nazionale israeliano, commenta sui social la notizia dell’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sul suo operato nei confronti degli attivisti della flottiglia per Gaza. Con il suo stile provocatorio, scrive che “il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte”, un’espressione che, nella lettura italiana, suona come un insulto alla dignità nazionale e all’azione della magistratura.

Le parole arrivano mentre media internazionali confermano che i pm romani indagano Ben‑Gvir per le ipotesi di tortura e sequestro di persona nei confronti di cittadini italiani imbarcati sulla flottiglia e fermati in acque internazionali, al largo di Creta, tra il 18 e il 19 maggio, prima di essere trasferiti in Israele. È proprio questa coincidenza – indagine penale e reazione sprezzante – a trasformare un caso giudiziario in un incidente diplomatico di primo piano.

La risposta di Tajani: “Parole inaccettabili e indegne di un ministro”

La replica di Roma non si fa attendere. Davanti alle commissioni Esteri e Difesa riunite di Camera e Senato, il ministro degli Esteri Antonio Tajani definisce le dichiarazioni di Ben‑Gvir “parole inaccettabili, indegne di un ministro, che mostrano il livello politico e morale di questo signore”. Tajani rivendica l’amicizia storica dell’Italia verso Israele, ma sottolinea che ciò non significa accettare insulti né rinunciare a difendere i propri cittadini e il lavoro della magistratura.

Fonti diplomatiche confermano che il governo italiano ha convocato l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti e ha aperto un confronto in sede europea su possibili sanzioni o misure politiche nei confronti del ministro dell’ultradestra israeliana. Per l’esecutivo italiano, la linea è chiara: sostegno alla sicurezza di Israele, ma nel rispetto del diritto internazionale e della tutela dei cittadini italiani coinvolti.

L’inchiesta di Roma sulla flottiglia per Gaza

Alla base della vicenda c’è l’inchiesta aperta dalla Procura di Roma sulla gestione del fermo degli attivisti della cosiddetta Global Sumud Flotilla, diretta verso Gaza con l’obiettivo dichiarato di rompere simbolicamente l’assedio e portare aiuti. Secondo le denunce presentate da diversi cittadini italiani, l’abbordaggio da parte delle forze israeliane sarebbe avvenuto in acque internazionali, al largo di Creta, tra il 18 e il 19 maggio, con il successivo trasferimento forzato degli attivisti nel porto di Ashdod.

Le testimonianze raccolte parlano di “trattamenti brutali e umilianti”: pestaggi, minacce, insulti, uso di taser, oltre a condizioni di detenzione degradanti con persone ammanettate e inginocchiate per ore. Un video diffuso dallo stesso Ben‑Gvir e ripreso da diversi media mostra gli attivisti immobilizzati sul molo di Ashdod, in ginocchio e ammanettati, mentre il ministro li schernisce e si fa riprendere insieme a loro. Proprio queste immagini, insieme agli esposti formali, sono al centro del fascicolo romano che ipotizza, tra gli altri, i reati di tortura, sequestro di persona e violazione del diritto di navigazione.

Tra diritti umani, politica interna e rapporti con Israele

La vicenda mette a nudo una triplice tensione. Sul piano dei diritti umani, le accuse di pestaggi, minacce e uso del taser contro attivisti disarmati sollevano interrogativi sulla condotta delle forze israeliane e sulla catena di comando politica che ha autorizzato e rivendicato quelle modalità di fermo. Se le ipotesi di reato venissero confermate, il caso potrebbe costituire un precedente rilevante per la responsabilità penale di membri del governo israeliano in giurisdizioni europee.

Sul piano interno, il dossier flottiglia divide anche il dibattito italiano: una parte dell’opinione pubblica chiede una postura più netta a difesa degli attivisti e un maggiore distacco dall’esecutivo Netanyahu; un’altra mette l’accento sulla necessità di non rompere con un alleato strategico in Medio Oriente e di evitare strumentalizzazioni politiche. La posizione del governo cerca un equilibrio: difesa della dignità dell’Italia e dei suoi cittadini, ma conferma del sostegno al diritto di Israele alla sicurezza, pur nel rispetto del diritto internazionale.

Infine, sul piano internazionale, l’Italia diventa il secondo Paese europeo – dopo la Francia – ad aprire un fascicolo sulle modalità con cui Israele ha trattato gli attivisti della flottiglia, contribuendo a costruire una pressione politico‑giudiziaria che supera il perimetro bilaterale. In questo quadro, la reazione di Ben‑Gvir, con l’insulto al “Paese delle ciabatte”, rischia di indebolire ulteriormente la posizione israeliana presso partner storicamente favorevoli, alimentando la percezione di una leadership sempre più isolata e radicalizzata

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