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Caso Signorini–Corona, il Tribunale di Milano “spegne”

Caso Signorini–Corona, il Tribunale di Milano “spegne”

Falsissimo ma apre un varco sul diritto di cronaca per tutti Sul caso Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona, dal Tribunale di Milano è arrivato un provvedimento che segna un punto fermo su due…

Caso Signorini–Corona, il Tribunale di Milano “spegne” Falsissimo ma apre un varco sul diritto di cronaca per tutti Sul caso Alfonso Signorini contro Fabrizio Corona, dal Tribunale di Milano è arrivato un provvedimento che segna un punto fermo su due fronti: stop ai contenuti diffamatori, ma conferma che il diritto di cronaca appartiene a ogni cittadino, non solo ai giornalisti. A gennaio il giudice Roberto Pertile aveva ordinato a Corona di rimuovere tutte le puntate di “Falsissimo” dedicate al conduttore, vietando nuove pubblicazioni e imponendo sanzioni economiche pesanti per ogni violazione, ritenendo quei video lesivi dell’onore, della reputazione e della privacy di Signorini e privi dei requisiti di verità, pertinenza e continenza richiesti dalla legge. Con l’ordinanza collegiale sul reclamo, il Tribunale conferma in sostanza la condanna di “Falsissimo” sul merito – i contenuti su Signorini restano vietati e vanno rimossi, con penali da 750 a 2.000 euro al giorno in caso di violazione – ma corregge alcuni aspetti tecnici del primo provvedimento: viene definito “atipico” e quindi cancellato l’obbligo di consegnare a Signorini tutti i supporti materiali (chat, immagini, documenti privati), e soprattutto si mette nero su bianco che il diritto di cronaca non è monopolio degli iscritti all’Ordine, ma spetta a qualunque cittadino italiano, Corona compreso, purché rispetti i paletti fissati dalla giurisprudenza. Per i giudici, quindi, la libertà di espressione non può essere usata per attribuire “fatti gravissimi in assenza di qualsiasi riscontro”, ma chiunque, non solo un giornalista professionista, può raccontare vicende di interesse pubblico se rispetta tre condizioni: verità (o quantomeno serietà nell’accertamento dei fatti), pertinenza rispetto all’interesse collettivo e continenza nelle forme, cioè niente insulti né toni pruriginosi. È su questo spiraglio che l’avvocato di Corona rivendica di aver “vinto il secondo tempo”: niente più sequestro generalizzato dei materiali e riconoscimento di principio del diritto di cronaca anche per chi fa informazione “non allineata”. Ma, al di là delle letture di parte, il messaggio chiaro del Tribunale resta uno: puoi indagare, raccontare e criticare, ma non puoi costruire un processo parallelo in streaming senza prove solide, trasformando la reputazione altrui in carburante per il tuo show.

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