La Sicilia è stata devastata dal ciclone Harry, con danni stimati in circa 2 miliardi di euro tra case, imprese e infrastrutture. L’Assemblea regionale ha approvato all’unanimità una legge per stanziare 40,8 milioni di euro di ristori, soldi presi dal bilancio della stessa Regione e destinati alle attività più colpite. Il Consiglio dei ministri però ha deciso di impugnare quella norma davanti alla Corte Costituzionale, sostenendo che alcune misure eccedono le competenze regionali e violano l’articolo 117 della Costituzione.
Questo blocco ha fatto esplodere la rabbia nel Mezzogiorno, anche perché il confronto con quanto accaduto in Emilia‑Romagna è impietoso. Dopo l’alluvione del 2023 il governo ha dichiarato subito lo stato di emergenza, nominato un commissario, stanziato miliardi per la ricostruzione e poi aggiunto altri 30 milioni per garantire pagamenti rapidi agli alluvionati. Quando il disastro colpisce il Nord, la macchina statale si muove con forza e continuità; quando colpisce il Sud, perfino i fondi messi dalla Regione vengono fermati da Roma in attesa di giudizio.
Su questo squilibrio materiale si innesta un racconto mediatico spesso ostile. Commentatori e politici presentano il Nord come “Italia produttiva” e il Sud come “Italia assistita”, ma i dati dei Conti pubblici territoriali e della Ragioneria generale dicono altro: negli ultimi anni al Mezzogiorno sono arrivati molti meno investimenti pubblici di quelli previsti, con una spesa in conto capitale inferiore di circa 15 miliardi nel solo 2023 rispetto alla quota che spetterebbe per popolazione. Alcune analisi stimano in oltre 60 miliardi l’anno il saldo negativo per il Sud, tra minori investimenti e minori servizi.
Il risultato è una sensazione diffusa di ingiustizia: quando il Sud chiede semplicemente di poter usare i propri fondi per aiutare chi è stato travolto dal maltempo, si trova davanti un muro di cavilli; quando il Nord ha bisogno, le risorse statali arrivano subito e in grande quantità. Se questa disparità non viene riconosciuta e corretta, sarà difficile chiedere ai meridionali di sentirsi parte di un Paese che, nei fatti, continua a trattarli come cittadini di serie B.