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Cozze crude a Napoli in prima pagina, salmonella in Veneto

Cozze crude a Napoli in prima pagina, salmonella in Veneto

nel silenzio: il doppio standard Nord‑Sud che avvelena l’Italia Ma davvero vogliamo continuare a far finta di niente? In questi giorni l’epidemia di epatite A legata al consumo di cozze crude a…

Cozze crude a Napoli in prima pagina, salmonella in Veneto nel silenzio: il doppio standard Nord‑Sud che avvelena l’Italia
Ma davvero vogliamo continuare a far finta di niente? In questi giorni l’epidemia di epatite A legata al consumo di cozze crude a Napoli è ovunque: titoloni allarmistici, servizi TV, talk show, ordinanze, commenti moralisti su “come mangiano al Sud”. Intanto, quando in Veneto si è registrato un focolaio di salmonella con 18 casi confermati tra Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, la notizia è passata quasi sotto traccia, confinata a qualche cronaca locale e a poche righe sui siti regionali.
Zero indignazione nazionale, zero caccia al “colpevole geografico”, zero narrazione tossica su un Nord “sporco e arretrato”. Eppure parliamo di fatti concreti: un focolaio di salmonella legato a una partita di alimenti contaminati e, dall’altra parte, centinaia di casi di epatite A in Campania e nel Lazio, con ordinanze che vietano il consumo di frutti di mare crudi. Le responsabilità sanitarie e di controllo esistono ovunque, al Nord come al Sud: non sono una leggenda metropolitana, ma materia da indagini serie e trasparenti.
Il problema è il racconto. Quando succede qualcosa al Sud diventa subito “questione culturale”: si parla di inciviltà, fatalismo, illegalità diffusa, come se virus e batteri avessero la residenza in Campania e nel Mezzogiorno. Se lo stesso accade al Nord, invece, è “un caso”, “una sfortunata coincidenza”, una parentesi da chiudere in fretta per non intaccare l’immagine di efficienza e sicurezza. Non è più informazione, è selezione: non è cronaca, è propaganda geografica.

Finché accettiamo questo doppio standard mediatico, continueremo a dividerci tra italiani di serie A e italiani di serie B, invece di pretendere la stessa cosa ovunque: verità sui dati, controlli seri sulla filiera alimentare, responsabilità chiare quando qualcosa non funziona. Non servono più titoli che criminalizzano il Sud o minimizzano il Nord, servono informazione onesta e lo stesso metro di giudizio da Bolzano a Palermo. Il resto è solo un modo comodo per cambiare argomento e non affrontare il vero tema: la sicurezza alimentare in Italia non è una questione di latitudine, ma di controlli, prevenzione e trasparenza per tutti.

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