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Crosetto “non dorme più”, ma l’Italia sì: 120 basi USA,

Crosetto “non dorme più”, ma l’Italia sì: 120 basi USA,

crisi nello Stretto di Hormuz e bollette alle stelle Crosetto dice di non dormire per la guerra in Iran, ma l’Italia resta piattaforma militare USA: 120 basi sul territorio, Stretto di Hormuz in…

Crosetto “non dorme più”, ma l’Italia sì: 120 basi USA, crisi nello Stretto di Hormuz e bollette alle stelle

Crosetto dice di non dormire per la guerra in Iran, ma l’Italia resta piattaforma militare USA: 120 basi sul territorio, Stretto di Hormuz in crisi e rischio stangata su gas e bollette.
Guido Crosetto dice di non dormire più la notte perché è “costretto a sapere cose che non lo fanno dormire” sulla guerra in Iran e sui rischi per l’Italia. Ma mentre il ministro della Difesa confessa le sue paure, a pagare il prezzo delle tensioni internazionali sono soprattutto cittadini e imprese: il petrolio Brent vola oltre quota 100 dollari, il gas corre verso nuovi rialzi e le bollette energetiche sono destinate ad aumentare ancora nei prossimi mesi.
La vicenda dei due bombardieri americani fermati a Sigonella viene raccontata come un grande atto di sovranità nazionale, quasi una nuova “crisi di Sigonella”, ma la realtà è molto più complessa. Sul territorio italiano operano infatti almeno 120 basi e installazioni militari statunitensi e NATO, con circa 12.000 soldati USA presenti stabilmente in strutture strategiche come Aviano, Sigonella, Camp Darby, Ghedi e molte altre, spesso sotto controllo operativo americano. L’Italia si trova così di fatto trasformata in una piattaforma avanzata per operazioni militari nel Mediterraneo e in Medio Oriente, più che in un soggetto realmente autonomo nelle scelte di guerra e di pace.
Nel frattempo, lo Stretto di Hormuz – il collo di bottiglia da cui passa una quota enorme del petrolio e del gas mondiale – è al centro del braccio di ferro tra Iran, Stati Uniti e alleati. Qui transitano anche importanti forniture di GNL dirette verso l’Europa e, in parte, verso l’Italia, che resta tra i Paesi più esposti a uno scenario di blocco o rallentamento dei flussi energetici. Teheran valuta perfino di far pagare alcuni transiti in yuan e di sganciarsi dai circuiti tradizionali legati al dollaro e a Swift, mentre il mondo BRICS prova a usare la crisi per rafforzare un sistema alternativo di scambi energetici e finanziari.
Il punto sollevato nell’audio è chiaro: non è solo Crosetto a non dormire, è l’Italia che rischia di restare addormentata. Un Paese con una posizione geografica centrale nel Mediterraneo, ponte naturale tra Europa, Africa e Asia, ridotto a retrovia militare e dipendente da rotte energetiche in guerra, mentre altri – dal mondo BRICS alle potenze emergenti – ridisegnano mappe, alleanze e valute degli scambi. La vera sfida, in questa chiave, non è limitarsi a “fermare due aerei”, ma ripensare il ruolo dell’Italia: meno suddita nelle logiche di blocco, più protagonista nel costruire relazioni con tutti, difendendo interessi nazionali, sicurezza energetica e sovranità reale.

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