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Dentro la banca più segreta del mondo: IOR, Vaticano e

Dentro la banca più segreta del mondo: IOR, Vaticano e

ombre tra Sindona, Calvi e riciclaggio La banca più segreta del mondo non è alle Cayman né in Svizzera: sta dentro il Vaticano e si chiama IOR, Istituto per le Opere di Religione. Nata nel 1942 per…

Dentro la banca più segreta del mondo: IOR, Vaticano e ombre tra Sindona, Calvi e riciclaggio

La banca più segreta del mondo non è alle Cayman né in Svizzera: sta dentro il Vaticano e si chiama IOR, Istituto per le Opere di Religione. Nata nel 1942 per gestire fondi destinati alle attività religiose, nel dopoguerra diventa un forziere da miliardi, con depositi stimati oltre i 5 miliardi di euro, movimenti in contanti difficili da tracciare, niente assegni, perfino lingotti d’oro custoditi all’ombra della Basilica. Un sistema blindato, protetto dall’indipendenza dello Stato vaticano e da un regime di riservatezza che per decenni ha reso quasi impossibile capire da dove entrassero e dove uscissero i soldi. Negli anni ’60 attorno allo IOR nasce una rete di società nei paradisi fiscali, pensata per spostare capitali senza controllo diretto. È in questo contesto che compare Michele Sindona, banchiere legato a mafia e logge deviate: il suo impero crolla nel 1974 travolgendo migliaia di risparmiatori, lui viene condannato negli Stati Uniti e muore in carcere dopo un caffè al cianuro. La versione ufficiale parla di suicidio, ma le ombre restano. Ancora più famoso è il caso del “banchiere di Dio” Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano e collegato allo IOR: nel 1982 la banca esplode dopo la sparizione di centinaia di milioni, e pochi giorni dopo Calvi viene trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, con mattoni nelle tasche, contanti addosso e un passaporto falso. Un giallo mai del tutto risolto. Negli anni emergono altri flussi di denaro, scandali politici, inchieste per riciclaggio e rapporti con regimi e fondi neri, mentre la linea ufficiale del Vaticano resta sempre la stessa: nessuna responsabilità diretta per lo IOR, che però nel caso Ambrosiano versa comunque 250 milioni di dollari, presentati come “contributo volontario” per chiudere i conti. È qui che entra l’idea della “piramide”: lo IOR non sarebbe solo una banca, ma una struttura con immunità, collocata dentro uno Stato indipendente e quindi fuori da molti controlli, esattamente come accade nei livelli più alti del sistema globale, dove meno visibilità significa più protezione e maggiore continuità di potere. Quando una struttura finanziaria così opaca sopravvive intatta per decenni, la domanda non è se abbia avuto un ruolo nei grandi giochi del denaro, ma quanto profondo sia stato quel ruolo dietro la facciata ufficiale delle “opere di religione”.

#IOR #Vaticano #BancoAmbrosiano #MicheleSindona #RobertoCalvi

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