Nel caos della guerra tra Iran, Stati Uniti e alleati nel Golfo Persico, i social sono inondati da video che parlano di “centinaia di soldati americani massacrati” e di basi a stelle e strisce rase al suolo. Eppure, se si leggono con attenzione i dati ufficiali e le ricostruzioni dei grandi media internazionali, il quadro cambia radicalmente: l’Iran ha davvero colpito obiettivi legati agli USA in Kuwait, Arabia Saudita e in altri Paesi della regione, causando morti e feriti tra i militari, ma parliamo di singole cifre e decine di vittime, non di stragi da 400 o 500 caduti in un solo attacco come racconta la propaganda.
Le prime vittime americane nel conflitto sono arrivate il 2 marzo, quando un drone iraniano ha centrato un centro operativo tattico in un porto civile in Kuwait: in quell’attacco sono morti sei militari USA, come confermato dal Pentagono e documentato da CNN e BBC. A questo si aggiungono altri episodi: un missile e alcuni droni che hanno colpito la base di Prince Sultan in Arabia Saudita, ferendo in totale una ventina di soldati (di cui 10–12 ufficialmente confermati) e danneggiando diversi aerei da rifornimento; altri attacchi su basi e infrastrutture usate dagli americani in Kuwait, Qatar e Giordania che hanno provocato ulteriori perdite, fino a un totale di circa 13 militari USA uccisi e oltre un centinaio di feriti dall’inizio della campagna iraniana, secondo stime citate dalla BBC e da agenzie internazionali. Numeri gravi, ma lontanissimi dalle centinaia di morti urlate in certi video virali.
Un discorso a parte merita il fronte degli Emirati Arabi Uniti, spesso presentato online come teatro di “ecatombe americane” a Dubai. I dati ufficiali di Abu Dhabi e Dubai, però, raccontano un’altra storia: dall’inizio degli attacchi iraniani, l’UAE ha intercettato centinaia di missili balistici e quasi duemila droni, ma il bilancio umano complessivo nel Paese è di 11 morti e 178 feriti, tra militari e civili di quasi 30 nazionalità diverse. Tra le vittime ci sono due soldati emiratini e un militare marocchino in servizio, oltre a otto civili provenienti da Pakistan, Nepal, Bangladesh, India e Palestina; il resto sono feriti di entità variabile, colpiti soprattutto da detriti di missili intercettati che sono caduti su strade, veicoli e edifici. Nessuna fonte attendibile parla di “centinaia di soldati USA uccisi a Dubai” in un singolo bombardamento: si tratta di un’esagerazione propagandistica che parte da rivendicazioni iraniane e viene gonfiata sui social.