Iran, leader ferito ma non sconfitto: Hormuz chiuso, USA in crisi e Israele sotto i missili
La crisi in Medio Oriente è entrata in una fase nuova e ancora più pericolosa. Il leader supremo iraniano, ferito ma vivo, ha fatto leggere in TV un messaggio alla nazione: smentisce le voci occidentali che lo davano in coma, promette di combattere “fino alla vittoria” e presenta il conflitto come una guerra esistenziale per il futuro dei bambini iraniani, dopo il bombardamento di diverse scuole e la strage nella scuola di Minab. Nel suo discorso, l’Iran si descrive come una “grande famiglia” unita dal dolore per le vittime più giovani, contrapposta a un Occidente visto come individualista e moralmente corrotto. Teheran ribadisce di non voler dominare la regione, ma di difendere la propria sovranità, e avverte i paesi del Golfo: se continueranno a ospitare basi americane, quelle basi resteranno bersagli legittimi; se le chiuderanno, gli attacchi si fermeranno. Lo stretto di Hormuz è il cuore della partita: secondo il racconto del video, l’Iran lo controlla di fatto, ha colpito navi che tentavano di passare nonostante gli avvertimenti e oggi è l’unico attore in grado di riaprire il flusso di petrolio e gas verso il mondo. Le conseguenze si vedono già: problemi di approvvigionamento energetico, difficoltà per l’elio usato in apparecchiature mediche, fabbriche farmaceutiche rallentate, prezzi del greggio in crescita e un paradosso evidente – mentre gli USA bruciano miliardi in una guerra che non stanno vincendo, la Russia incassa extra‑profitti record grazie all’aumento dei prezzi e all’allentamento delle sanzioni sul suo petrolio. Sul piano militare, il quadro tracciato è quello di una NATO esposta e vulnerabile: droni iraniani colpiscono una base francese nell’area di Erbil, missili balistici arrivano fino alla base di Incirlik in Turchia, installazioni in Kuwait vengono danneggiate, e persino un hotel di Dubai trasformato in quartier generale USA viene distrutto dopo gli avvertimenti di Teheran ai paesi che ospitano comandi americani in strutture civili. Nel frattempo, milizie sciite irachene rivendicano l’abbattimento di un aereo cisterna KC‑135 e il danneggiamento di un secondo velivolo americano, promettendo di attaccare anche eventuali reparti britannici impegnati nella ricerca dei resti. Il fronte più sensibile resta Israele, colpito da un’ondata di missili provenienti da Iran, Yemen e Libano, con decine di feriti e un livello di censura molto alto sulle informazioni interne. Secondo testimonianze raccolte nel video, alcune basi vicino a Tel Aviv avrebbero subito esplosioni così forti da essere visibili a chilometri di distanza, segno di magazzini militari colpiti; i sistemi di difesa aerea sarebbero sempre più in difficoltà, al punto che molti missili raggiungono i loro obiettivi senza intercettazioni. #iran #strettodihormuz #guerraMedioOriente #usa