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Italia in crisi, ma niente salario minimo: soldi a bombe e

Italia in crisi, ma niente salario minimo: soldi a bombe e

carri armati, conti pubblici fuori controllo Insomma: bene, ma non benissimo. È così che si può riassumere lo stato dell’economia italiana mentre il governo prova a…

raccontarci che &ldquo;va tutto sotto controllo&rdquo;. I numeri dicono altro: deficit ancora sopra il 3%, rischio procedura di infrazione Ue sempre dietro l&rsquo;angolo e spread pronto a impennarsi appena Bruxelles alza un sopracciglio. Ma perch&eacute; i conti non tornano? Da un lato si &egrave; cancellato il Reddito di cittadinanza, sostituendolo con misure pi&ugrave; ristrette che lasciano fuori migliaia di famiglie in difficolt&agrave;; dall&rsquo;altro si continua a rimandare un vero salario minimo, lasciando milioni di lavoratori poveri intrappolati tra stipendi da fame e costo della vita alle stelle. Il messaggio &egrave; chiaro: sui pi&ugrave; fragili si risparmia, sul lavoro precario si chiude un occhio, ma quando si tratta di trovare miliardi per gli armamenti, la coperta all&rsquo;improvviso si allunga. Secondo le stime indipendenti, la spesa militare italiana ha raggiunto livelli record: oltre 32 miliardi di euro nel 2025, con un aumento di pi&ugrave; del 60% in dieci anni e una corsa agli investimenti in nuove armi che non accenna a rallentare. In pratica, per le famiglie si taglia, per la sanit&agrave; si &ldquo;razionalizza&rdquo;, per la scuola non ci sono fondi&hellip; ma per blindare il bilancio della Difesa i soldi spuntano come per magia. Tutto questo mentre l&rsquo;Italia resta sotto sorveglianza Ue per deficit eccessivo e ogni decimale di sforamento pu&ograve; tradursi in nuove strette di bilancio, meno margine per manovre espansive e pi&ugrave; tasse implicite o esplicite. Se la situazione dovesse peggiorare, il rischio &egrave; di trovarsi con un&rsquo;azione disciplinare di Bruxelles, spread in rialzo, mercati nervosi e un governo tentato dalle elezioni anticipate pur di scaricare la &ldquo;patata bollente&rdquo; sul prossimo esecutivo. Parliamoci chiaro: che credibilit&agrave; ha un Paese che non introduce un salario minimo degno di questo nome, smonta il principale strumento contro la povert&agrave; e contemporaneamente si vanta di raggiungere il 2% del Pil in spesa militare richiesta dalla NATO? Prima o poi, il conto di queste scelte politiche non lo presenter&agrave; l&rsquo;Europa o i mercati, ma gli elettori italiani, sempre pi&ugrave; stanchi di sentirsi dire che &ldquo;non ci sono soldi&rdquo; per i diritti sociali mentre i bilanci per le armi continuano a crescere.</p>

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