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Un convegno presentato dalla Lega come “incontro

Un convegno presentato dalla Lega come “incontro

culturale e formativo” sul referendum sulla giustizia si è trasformato in un boomerang mediatico. Circa 150 studenti, arrivati per essere informati in modo equilibrato, si sono trovati…

davanti un palco senza contraddittorio: solo esponenti del fronte del S&igrave;, tra cui il sottosegretario alla Giustizia Ostellari, parlamentari ed ex parlamentari leghisti e un ex esponente di Alleanza Nazionale. Nessun confronto, nessuna voce critica, nessun &ldquo;S&igrave; vs No&rdquo;: per molti ragazzi, pi&ugrave; che un incontro formativo, era un comizio politico travestito. ​ Dopo aver chiesto senza successo spazio per intervenire e aver denunciato la mancanza di pluralismo, gli studenti hanno fatto la scelta pi&ugrave; forte che avessero a disposizione: si sono alzati in piedi, hanno detto &ldquo;questa &egrave; propaganda per il S&igrave;&rdquo; e hanno abbandonato la sala. Con loro se ne sono andati anche alcuni professori e perfino il dirigente scolastico, lasciando l&rsquo;aula praticamente vuota e la destra a parlare da sola. ​ Cos&igrave; il &ldquo;convegno sulla giustizia&rdquo; &egrave; finito in pochi minuti, trasformandosi in un gesto collettivo di rifiuto della propaganda e di richiesta di vera informazione da parte di ragazzi di appena 18 anni. In una campagna referendaria spesso dominata da slogan e messaggi unilaterali, questa scena dice una cosa semplice ma potente: le nuove generazioni non vogliono essere portate in sala per ascoltare una sola campana, ma pretendono un confronto reale su perch&eacute; votare S&igrave; e perch&eacute; votare No. Ed &egrave; proprio da qui che dovrebbe ripartire qualsiasi discorso sulla giustizia: dal diritto di essere formati, non usati come pubblico per un comizio.</p>

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