difendere la sovranità economica del proprio popolo, sono stati spazzati via nel nome degli interessi di qualcun altro. Iran, 1953: un primo ministro decide di nazionalizzare il petrolio per sottrarlo al controllo straniero, e poco dopo viene rovesciato. Guatemala, 1954: un presidente osa mettere in discussione i profitti di una grande compagnia americana di frutta, e la risposta è un colpo di Stato. Congo, 1961: Patrice Lumumba chiede vera indipendenza dalle potenze straniere, e nel giro di pochi mesi viene assassinato, con la CIA sullo sfondo. Il copione è sempre lo stesso: prima si dipinge il leader scomodo come dittatore e minaccia alla “democrazia”, poi lo si rimuove, apertamente o nell’ombra. Anni dopo, quando i documenti vengono desecretati, emerge ciò che molti sospettavano: i colpi di Stato non sono tempeste improvvise, ma eventi fabbricati a tavolino. Fabbricati da chi si presenta come esportatore di libertà, ma solo finché questa non intralcia i propri interessi economici e la propria influenza globale.
Ogni volta che un paese prova davvero a riprendere il
controllo delle proprie risorse, c’è un attore che compare puntuale dietro le quinte: la CIA. La storia recente è piena di esempi in cui leader democraticamente eletti, colpevoli solo di voler…