Toscana non è zona di guerra: il treno militare bloccato a Pisa e la protesta dal basso contro il conflitto
Giovedì 12 marzo, tra Livorno, Pontedera e Pisa, è successo qualcosa che va oltre un semplice ritardo ferroviario: un treno merci di 32 vagoni, carico di mezzi militari, munizioni ed esplosivi e diretto verso l’hub militare toscano e il nord Italia, è stato prima rallentato e poi bloccato da una protesta pacifista sui binari. A Pisa, decine di attivisti del movimento No Base e di sigle sindacali come USB si sono seduti sui binari della stazione centrale, soprattutto al binario 3, esponendo striscioni e scandendo slogan come “La Toscana non è zona di guerra” e “Fermiamo il treno della morte”, fino a costringere il convoglio a fare dietrofront verso Livorno dopo ore di trattativa. Il video che circola online legge questa azione come un segnale politico preciso: se il governo, ritenuto “corrotto e colluso con gli Stati Uniti”, non ferma il coinvolgimento dell’Italia nelle guerre in corso, può farlo il popolo intervenendo sui nodi logistici, sulle basi e sulle infrastrutture che rendono possibile il transito di armi e mezzi militari. In questa narrazione, i corpi seduti sui binari diventano l’emblema di una resistenza “dal basso”, di cittadini che si dichiarano partigiani e disertori di tutte le guerre combattute “per mandare innocenti a morire contro altri innocenti”, mentre le decisioni strategiche vengono prese altrove. Al di là delle letture politiche, il blocco del convoglio solleva questioni concrete: fino a che punto il territorio italiano – e in questo caso la Toscana – deve diventare corridoio permanente per il transito di armamenti diretti verso scenari di conflitto? E quanto spazio hanno oggi i movimenti pacifisti nel discutere, contestare o ostacolare queste scelte, senza essere ridotti a semplice “problema d’ordine pubblico”? La vicenda del treno fermato a Pisa mostra che, almeno per una notte, la risposta non è arrivata dai palazzi, ma da chi ha scelto di sedersi sui binari. #Pisa #stopguerra #mezziMilitari