Trump, “colpo finale” all’Iran: piani USA per prendere Kharg e le isole dello Stretto di Hormuz (con migliaia di marines già schierati) Nel Golfo Persico si sta giocando una partita che può cambiare gli equilibri energetici del pianeta. Mentre le tensioni con Teheran salgono, il Pentagono ha messo sul tavolo diverse opzioni per un possibile “attacco finale” contro l’Iran: tra queste c’è la conquista delle isole chiave di Kharg, Larak e Abu Musa, veri tappi dello Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20% del petrolio mondiale. Kharg in particolare è il cuore dell’economia iraniana: da lì transiterebbe il 90% del greggio esportato da Teheran, con una capacità di carico fino a 7 milioni di barili al giorno. Per rendere credibili queste minacce, gli Stati Uniti hanno già iniziato a spostare forze consistenti nell’area: quasi 5.000 marines su due gruppi d’attacco anfibi, più fino a 2.000–3.000 paracadutisti dell’82a divisione aviotrasportata, specializzata in lanci profondi dietro le linee nemiche. Secondo i piani descritti da Axios e altri media, lo scenario più “moderato” prevede l’assalto alle isole del Golfo Persico, pesantemente difese da mine antiuomo e anticarro, sistemi missilistici, droni e batterie costiere, con l’obiettivo di bloccare o sequestrare le petroliere iraniane e spezzare il controllo di Teheran sullo Stretto di Hormuz. Lo scenario più estremo arriverebbe a operazioni di terra in profondità per colpire direttamente i siti di arricchimento dell’uranio, anche con incursioni di forze speciali e paracadutisti. Gli analisti militari però mettono in guardia: un’operazione anfibia o aviotrasportata su Kharg e sulle altre isole sarebbe militarmente possibile, ma estremamente rischiosa e con un potenziale altissimo di perdite americane, forse non sostenibile né per l’opinione pubblica USA né, politicamente, per Trump stesso. Le isole sono state trasformate in fortezze: difese stratificate, missili antinave e antiaerei, mine lungo le coste dove avverrebbero gli sbarchi, tunnel sotterranei che ospitano arsenali e una vera e propria “città dei missili” capace di colpire navi e infrastrutture in tutta la regione. Anche nel caso di successo militare, avvertono gli esperti, la presa di Kharg non basterebbe da sola a “risolvere” il problema Iran: rischierebbe invece di far esplodere i prezzi del petrolio, spingere Teheran a colpire gli impianti di Arabia Saudita e altri alleati del Golfo e trascinare il Medio Oriente in una guerra aperta dagli esiti imprevedibili. Nel frattempo, il semplice fatto che la Casa Bianca discuta apertamente di “colpo di grazia” e di sequestro delle principali vie del petrolio iraniano manda un segnale chiaro: la leva energetica è tornata al centro della strategia americana.
Trump, “colpo finale” all’Iran: piani USA per prendere
Kharg e le isole dello Stretto di Hormuz (con migliaia di marines già schierati) Nel Golfo Persico si sta giocando una partita che può cambiare gli equilibri energetici del pianeta. Mentre le…