Von der Leyen tra guerra, PfizerGate e Mercosur: perché in Europa c’è chi chiede il suo arresto invece che un nuovo mandato
deputata contro Von der Leyen. Il mandato di Ursula von der Leyen viene descritto come il simbolo dell’arroganza di Bruxelles: decisioni prese a porte chiuse, sopra le teste dei cittadini, in nome di tendenze definite dittatoriali. L’accusa principale è di spingere l’Europa sempre più dentro la guerra tra Russia e Ucraina, usando il conflitto come occasione per coprire scandali e imbrogli, mentre a pagare il prezzo sono “i nostri mariti, i nostri figli e i nostri fratelli” mandati al fronte al posto dei figli dell’élite. Nel mirino c’è anche il cosiddetto PfizerGate: i rapporti opachi con Big Pharma durante la pandemia vengono presentati come un “sistemarsi bene” sulle spalle della vita e della salute dei cittadini europei. Allo stesso tempo, chi accusa von der Leyen sostiene che, mentre parla di sicurezza, sta distruggendo la sicurezza alimentare dell’Europa rendendola dipendente dalle importazioni agroalimentari dal Mercosur e portando migliaia di aziende agricole europee al fallimento. Per questo, si dice, “ci vorrebbe il carcere, non la Commissione europea”. Le critiche toccano anche altri temi sensibili: la promozione della censura online, la gestione della migrazione di massa e l’arrivo in Europa di criminali e stupratori, il tutto visto come parte di un progetto ideologico di sinistra completamente scollegato dalla realtà quotidiana delle persone comuni. Il messaggio finale è un ultimatum politico: la Polonia non è una provincia dell’“impero di sinistra” guidato da Bruxelles, e davanti a questo accumulo di scandali e decisioni imposte dall’alto, l’unica soluzione invocata è una: dimissioni subito.