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America e Israele sono lontanissimi dall’aver vinto la

America e Israele sono lontanissimi dall’aver vinto la

guerra e questo si vede dalla reazione iraniana. All’inizio Teheran aveva lasciato aperta una flebile possibilità di dialogo dopo la guerra dei 12 giorni, ma quando ha capito che l’obiettivo dei suoi…

America e Israele sono lontanissimi dall’aver vinto la guerra e questo si vede dalla reazione iraniana. All’inizio Teheran aveva lasciato aperta una flebile possibilità di dialogo dopo la guerra dei 12 giorni, ma quando ha capito che l’obiettivo dei suoi avversari è il crollo completo del regime, ha scelto la logica del “muoia Sansone con tutti i Filistei”, passando a una risposta militare intelligente, programmata, con un chiaro disegno strategico. La domanda che l’Iran pone a Stati Uniti e Israele è: siete in grado di gestire una guerra lunga su tutto il quadrante mediorientale, dal Golfo Persico in poi, avendo abbastanza munizioni per sostenere una difesa antimissile prolungata? Nelle prime 24 ore l’Iran ha lanciato oltre 800 missili, mentre gli USA producono circa 500 missili Patriot in un anno, e lo stesso Capo di Stato Maggiore americano ha avvertito la Casa Bianca che, se il conflitto durerà, non ci saranno munizioni sufficienti per la difesa aerea di flotta e basi. Gli iraniani, dal loro punto di vista, dicono quindi: “Allora la tiriamo per le lunghe”, mentre gli israeliani hanno già preparato il proprio popolo a una guerra lunga. L’attacco all’Iran non sarebbe stato possibile senza i servizi di sicurezza del Mossad: i servizi obbediscono a una direttiva politica e l’Iran è nel mirino del Mossad dal 1979. Dopo la “guerra dei 12 giorni” di giugno, quando furono scoperte armi e infiltrazioni al centro di Teheran, la guida suprema ha dato via libera a una “pulizia” negli apparati di sicurezza, riducendo verosimilmente la penetrazione del Mossad nei luoghi sensibili. Il segretario generale ONU Antonio Guterres ha avvertito che l’azione militare rischia di innescare una catena di eventi incontrollabili nella regione più instabile del mondo, e questo coincide con l’obiettivo strategico iraniano: allargare il conflitto e testare la capacità degli avversari di reggere una guerra lunga. Il riaccendersi del contenzioso tra Afghanistan e Pakistan ai confini iraniani potrebbe alimentare un “liberi tutti”, anche se sarebbe meglio tenere quel fronte separato. Ormai l’uso immediato dell’arma militare al posto della diplomazia sta diventando prassi, al punto che, ironizza il generale, i concorsi per diventare diplomatici sembreranno inutili nei prossimi anni. #usa #israele #guerra #iran #onu

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