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Conte criticava gli USA, il governo Meloni si inchina:

Conte criticava gli USA, il governo Meloni si inchina:

doppio standard sull’alleanza con l’America In aula abbiamo sentito di tutto: accuse a Conte di “antiamericanismo di facciata” e di pranzo segreto con l’emissario di Trump, come se fosse un…

Conte criticava gli USA, il governo Meloni si inchina: doppio standard sull’alleanza con l’America
In aula abbiamo sentito di tutto: accuse a Conte di “antiamericanismo di facciata” e di pranzo segreto con l’emissario di Trump, come se fosse un tradimento improvviso delle sue posizioni. La realtà è un po’ diversa: Conte con gli Stati Uniti ha sempre parlato guardandoli negli occhi, anche per dire cosa non andava del governo americano, dagli attacchi all’Iran giudicati contrari al diritto internazionale all’uso delle basi italiane per operazioni che mettono a rischio il nostro Paese.
Quel pranzo a Roma con l’inviato di Trump non è stato un inchino, ma l’occasione per ribadire che l’Italia non può essere un semplice benzinaio di basi e bombe: Conte ha rivendicato il no all’uso delle basi italiane per bombardare l’Iran e ha ricordato che un alleato vero può e deve criticare quando si oltrepassano i limiti del diritto internazionale. Mentre lo attaccano per aver detto in faccia a Washington ciò che non condivide, il governo Meloni firma impegni per portare la spesa militare fino al 5% del PIL e si vanta della “massima coerenza” atlantista, cioè di una fedeltà totale alla linea NATO e USA, a prescindere dai costi economici e politici per gli italiani.
Qui sta il vero doppio standard: chi dialoga con l’America mettendo sul tavolo anche i no viene dipinto come incoerente, chi aumenta di decine di miliardi le spese militari, apre le basi, accetta ogni richiesta dell’Alleanza viene celebrato come campione di responsabilità. Conte non ha mai chiesto di uscire dall’Occidente: ha chiesto che l’Italia smetta di stare in ginocchio, che difenda i propri interessi nazionali anche di fronte agli Stati Uniti, mentre l’attuale governo si limita a battere i tacchi e a raccontare come “coerenza” quella che sembra, sempre di più, semplice subalternità.
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