Kim Jong-un contro Israele e USA: Un solo missile basta per cancellarlo, sono i veri terroristi
In una recente dichiarazione, Kim Jong-un avrebbe promesso che, se l’Iran lo chiedesse, la Corea del Nord è pronta a fornire missili “per colpire Israele”, arrivando a dire che “un solo missile basta per cancellarlo”. Nello stesso sfogo definisce Israele “non un paese ma un progetto terroristico sostenuto da Washington”, spostando ancora più in alto l’asticella della provocazione in piena guerra in Medio Oriente. Si tratta di parole gravissime, che usano la minaccia nucleare come arma retorica e rischiano di alimentare una spirale di odio e di escalation. al di là della dittatura nordcoreana”, Kim Jong-un non avrebbe mai invaso altri Stati, mentre Israele negli ultimi due anni avrebbe colpito otto paesi diversi. A questo si aggiunge il riferimento a presunte mail emerse dai file di Epstein, secondo cui ISIS e Al-Qaeda sarebbero “probabilmente asset statunitensi e israeliani”, un’accusa che rientra più nella sfera delle teorie del complotto che in quella dei fatti verificati. In chiusura, Stati Uniti e Israele vengono definiti “venditori di armi, quindi venditori di morte, come narcotrafficanti ma peggio”: una semplificazione estrema di un sistema globale degli armamenti che coinvolge praticamente tutte le grandi potenze. Al di là del giudizio su Israele, USA o Corea del Nord, questo tipo di narrazione ha un effetto preciso: spostare il dibattito da una critica legittima alle politiche di guerra verso una demonizzazione totale dei popoli e degli Stati, fino a normalizzare l’idea che “cancellare” un paese con un missile possa essere una risposta accettabile. È fondamentale distinguere tra l’analisi delle responsabilità reali nei conflitti e la propaganda che usa parole come “terroristi” o “progetto terroristico” per disumanizzare l’altro, perché è proprio da lì che, storicamente, sono sempre partite le peggiori tragedie. #kimjong #mediooriente #usa