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due CSM distinti, il sorteggio di parte dei componenti e

due CSM distinti, il sorteggio di parte dei componenti e

una nuova Alta Corte disciplinare. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta che tocca l’equilibrio profondo della nostra Costituzione e il rapporto tra giustizia e potere…

politico. La Costituzione italiana &egrave; stata scritta dall&rsquo;Assemblea Costituente eletta nel 1946, composta da 556 membri di altissimo profilo morale e culturale, provenienti da tutte le principali tradizioni politiche antifasciste. Tra loro grandi giuristi e statisti come De Gasperi, Togliatti, Calamandrei, Dossetti, Moro, Ruini, insieme alle 21 Madri costituenti che portarono nell&rsquo;aula la voce della Resistenza e dei diritti civili. Persone che avevano conosciuto sulla propria pelle cosa significa una giustizia piegata al potere e che per questo hanno voluto una magistratura unitaria, autonoma e indipendente da ogni governo. La riforma oggi sottoposta a referendum &egrave; stata fortemente voluta dall&rsquo;attuale maggioranza di governo, che da anni indica nella magistratura un &ldquo;contropotere&rdquo; scomodo e nella separazione rigida delle carriere la soluzione a una presunta &ldquo;giustizia politicizzata&rdquo;. Mentre il messaggio pubblico parla di maggiore terziet&agrave; del giudice, molti costituzionalisti, magistrati e studiosi mettono in guardia dal rischio di frammentazione dell&rsquo;ordine giudiziario e di maggiore esposizione dell&rsquo;azione penale alle pressioni politiche. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine, condividono uno statuto di indipendenza e sono governati da un unico CSM, in un sistema pensato per difendere il cittadino &ndash; soprattutto il pi&ugrave; debole &ndash; dagli abusi del potere. Con la riforma, si creano carriere separate, due Consigli Superiori paralleli, un diverso meccanismo di selezione e un nuovo organo disciplinare: un riassetto strutturale che pu&ograve; aprire, nel tempo, spazi di condizionamento sulle priorit&agrave; dell&rsquo;azione penale. La Costituzione &egrave; il patto fondamentale del popolo italiano, non uno strumento nelle mani di una maggioranza temporanea. &ldquo;Toccare&rdquo; l&rsquo;assetto della magistratura significa intervenire su una delle principali garanzie contro gli abusi del potere politico. Per questo votare NO al referendum del 22-23 marzo non &egrave; un gesto di conservatorismo, ma un atto di difesa della democrazia costituzionale e dell&rsquo;idea che la giustizia debba rimanere davvero indipendente, in nome e a tutela del popolo italiano. </p>

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