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Referendum Giustizia 22-23 marzo 2026: perché è importante

Referendum Giustizia 22-23 marzo 2026: perché è importante

votare NO Il 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a confermare o respingere la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due CSM distinti, il…

Referendum Giustizia 22-23 marzo 2026: perché è importante votare NO

Il 22 e 23 marzo 2026 saremo chiamati a confermare o respingere la riforma costituzionale che introduce la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, due CSM distinti, il sorteggio di parte dei componenti e una nuova Alta Corte disciplinare. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta che tocca l’equilibrio profondo della nostra Costituzione e il rapporto tra giustizia e potere politico.

La Costituzione italiana è stata scritta dall’Assemblea Costituente eletta nel 1946, composta da 556 membri di altissimo profilo morale e culturale, provenienti da tutte le principali tradizioni politiche antifasciste. Tra loro grandi giuristi e statisti come De Gasperi, Togliatti, Calamandrei, Dossetti, Moro, Ruini, insieme alle 21 Madri costituenti che portarono nell’aula la voce della Resistenza e dei diritti civili. Persone che avevano conosciuto sulla propria pelle cosa significa una giustizia piegata al potere e che per questo hanno voluto una magistratura unitaria, autonoma e indipendente da ogni governo. La riforma oggi sottoposta a referendum è stata fortemente voluta dall’attuale maggioranza di governo, che da anni indica nella magistratura un “contropotere” scomodo e nella separazione rigida delle carriere la soluzione a una presunta “giustizia politicizzata”. Mentre il messaggio pubblico parla di maggiore terzietà del giudice, molti costituzionalisti, magistrati e studiosi mettono in guardia dal rischio di frammentazione dell’ordine giudiziario e di maggiore esposizione dell’azione penale alle pressioni politiche. Oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine, condividono uno statuto di indipendenza e sono governati da un unico CSM, in un sistema pensato per difendere il cittadino – soprattutto il più debole – dagli abusi del potere. Con la riforma, si creano carriere separate, due Consigli Superiori paralleli, un diverso meccanismo di selezione e un nuovo organo disciplinare: un riassetto strutturale che può aprire, nel tempo, spazi di condizionamento sulle priorità dell’azione penale. La Costituzione è il patto fondamentale del popolo italiano, non uno strumento nelle mani di una maggioranza temporanea. “Toccare” l’assetto della magistratura significa intervenire su una delle principali garanzie contro gli abusi del potere politico. Per questo votare NO al referendum del 22-23 marzo non è un gesto di conservatorismo, ma un atto di difesa della democrazia costituzionale e dell’idea che la giustizia debba rimanere davvero indipendente, in nome e a tutela del popolo italiano.

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