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“Campagna pro Israele” coi soldi pubblici: perché è ora di

“Campagna pro Israele” coi soldi pubblici: perché è ora di

dire basta soldi ai giornali Un direttore che, davanti alle telecamere, rivendica con orgoglio di aver fatto “una campagna pro Israele” sulla guerra a Gaza, perché “stiamo dalla parte giusta” e “il…

“Campagna pro Israele” coi soldi pubblici: perché è ora di dire basta soldi ai giornali

Un direttore che, davanti alle telecamere, rivendica con orgoglio di aver fatto “una campagna pro Israele” sulla guerra a Gaza, perché “stiamo dalla parte giusta” e “il diritto internazionale non c’entra”. Non è un opinionista qualsiasi: è uno di quei giornali che ogni anno incassa milioni di euro tra contributi diretti e agevolazioni pubbliche, pagati da tutti i cittadini, indipendentemente da cosa pensano del conflitto in Medio Oriente.
Il punto non è vietare le opinioni, ma smascherare l’ipocrisia di un sistema in cui le testate si presentano come arbitri neutrali dell’informazione, mentre loro stessi ammettono di aver costruito “una campagna”, cioè una narrazione militante, a favore di una delle parti in guerra. E quella campagna, piaccia o no, è stata finanziata anche con soldi di chi crede nel diritto internazionale, di chi chiede rispetto per i civili sotto le bombe, di chi non accetta che la propaganda venga spacciata per cronaca.
Dire “basta soldi ai giornali” significa proprio questo: smettere di usare denaro pubblico per sostenere media che, invece di informare, si schierano apertamente in guerra, trasformando il pluralismo in megafono di una sola versione dei fatti. Se un giornale vuole fare campagne pro Israele, pro Gaza, pro chiunque, è libero di farlo, ma senza chiedere al contribuente di pagare il conto: che siano i lettori, con gli abbonamenti e le copie vendute, a decidere se quella linea editoriale merita di sopravvivere sul mercato.

https://bastasoldiaigiornali.it/

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