Sulla guerra a Gaza, perché “stiamo dalla parte giusta” e “il diritto internazionale non c’entra”. Non è un opinionista qualsiasi: è uno di quei giornali che ogni anno incassa milioni di euro tra contributi diretti e agevolazioni pubbliche, pagati da tutti i cittadini, indipendentemente da cosa pensano del conflitto in Medio Oriente. Il punto non è vietare le opinioni, ma smascherare l’ipocrisia di un sistema in cui le testate si presentano come arbitri neutrali dell’informazione, mentre loro stessi ammettono di aver costruito “una campagna”, cioè una narrazione militante, a favore di una delle parti in guerra. E quella campagna, piaccia o no, è stata finanziata anche con soldi di chi crede nel diritto internazionale, di chi chiede rispetto per i civili sotto le bombe, di chi non accetta che la propaganda venga spacciata per cronaca. Dire “basta soldi ai giornali” significa proprio questo: smettere di usare denaro pubblico per sostenere media che, invece di informare, si schierano apertamente in guerra, trasformando il pluralismo in megafono di una sola versione dei fatti. Se un giornale vuole fare campagne pro Israele, pro Gaza, pro chiunque, è libero di farlo, ma senza chiedere al contribuente di pagare il conto: che siano i lettori, con gli abbonamenti e le copie vendute, a decidere se quella linea editoriale merita di sopravvivere sul mercato. https://bastasoldiaigiornali.it/
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Copre l’energia dispersa sui cavi e viene stabilita da Arera, incidendo fino a circa il 10% dei consumi in bassa tensione. Nelle bollette elettriche italiane compare una voce poco intuitiva ma reale: la “quota per perdite di rete”, inclusa all’interno della più ampia “spesa per il trasporto e la gestione del contatore”. Si tratta del costo legato all’energia che si disperde lungo le reti di trasmissione e distribuzione prima di arrivare al contatore del cliente, una perdita tecnica che l’Autorità di regolazione (Arera) quantifica tramite coefficienti standard e ripartisce su tutti gli utenti finali. Per le forniture domestiche in bassa tensione, i parametri di riferimento indicano perdite intorno al 10% dell’energia trasportata: significa che, a fronte di 1.000 kWh effettivamente consumati, la bolletta può essere calcolata su circa 1.100 kWh per tenere conto di questa quota sistemica. Questi valori non sono decisi dalle singole compagnie elettriche, ma fissati dall’Arera e applicati in modo uniforme a tutti gli operatori, che li inseriscono nelle condizioni economiche dei contratti e nelle voci regolamentate della fattura. È corretto quindi dire che il cliente contribuisce anche al costo dell’energia che si disperde lungo la rete, ma non si tratta di un “prelievo fantasma” nascosto: la voce è presente in bolletta, fa parte delle componenti regolate e può essere verificata nel dettaglio nella sezione dedicata al trasporto e gestione del contatore. Chi ritiene che la propria bolletta sia anomala o contenga errori sui consumi complessivi può comunque presentare un reclamo formale al proprio fornitore e, se necessario, rivolgersi agli strumenti di conciliazione previsti da Arera per contestare gli importi, ma non esistono scorciatoie automatiche o moduli standard per “azzerare per legge” questa componente.
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Fabrizio Corona tra censure, denunce e Falsissimo: cosa sta succedendo davvero Il caso Fabrizio Corona è tornato al centro del dibattito mediatico con il suo format Falsissimo, una serie di inchieste online che colpiscono volti noti della TV e del sistema dell’informazione italiano. Dopo la riattivazione del canale YouTube a febbraio, Corona ha lanciato una nuova puntata il 2 marzo 2026, subito finita nel mirino della magistratura e delle emittenti televisive, fra accuse di diffamazione, violazione di copyright e presunta gestione illecita di chat e materiali riservati. Le sue rivelazioni hanno portato a una pioggia di denunce, soprattutto da parte di Alfonso Signorini e dell’area Mediaset, e a una decisione del tribunale che ha bloccato la diffusione dell’ultima puntata di Falsissimo, poi ripubblicata da Corona su altre piattaforme denunciando un clima di censura. Sul piano giudiziario, si parla di indagini per concorso in diffamazione e ricettazione, mentre sul piano mediatico Falsissimo continua a polarizzare il pubblico: da un lato chi vede nel progetto uno strumento di contro‑informazione aggressiva, dall’altro chi lo considera solo spettacolarizzazione della macchina del fango. Nonostante problemi di salute dichiarati (ricoveri e terapie), Corona mantiene un profilo pubblico molto esposto: rilancia contenuti, annuncia nuove puntate e organizza eventi dal vivo legati a Falsissimo, trasformando il proprio percorso giudiziario in un elemento narrativo centrale del personaggio. Il nodo di fondo resta sempre lo stesso: fino a che punto il confine tra inchiesta, diritto di cronaca, privacy e business dell’intrattenimento può essere spinto, e chi decide dove finisce la libertà di parola e dove cominciano la diffamazione e la violazione delle regole?
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