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USA, si dimette il capo dell’antiterrorismo Joe Kent: “La

USA, si dimette il capo dell’antiterrorismo Joe Kent: “La

guerra in Iran non difende il popolo americano La decisione di Joe Kent, capo del Centro per l’antiterrorismo e figura di riferimento nell’area conservatrice americana, di dimettersi per protesta…

USA, si dimette il capo dell’antiterrorismo Joe Kent: “La guerra in Iran non difende il popolo americano

La decisione di Joe Kent, capo del Centro per l’antiterrorismo e figura di riferimento nell’area conservatrice americana, di dimettersi per protesta contro la guerra in Iran è un segnale politico forte che arriva dal cuore dell’establishment della sicurezza USA. In un messaggio pubblico su X, Kent scrive di non poter sostenere un conflitto che, a suo giudizio, non nasce da una minaccia imminente contro gli Stati Uniti ma dalla pressione di Israele e della sua lobby a Washington, denunciando una campagna di disinformazione che avrebbe snaturato la dottrina “America First” di Donald Trump. La sua biografia rende queste parole ancora più pesanti: veterano della guerra in Iraq, descritto come una sorta di “Rambo” delle forze speciali, Kent porta anche il peso di una tragedia personale, la morte in Siria nel 2019 della moglie Shannon, militare e madre dei loro due figli, uccisa in un attentato suicida. Nonostante questo profilo di lealtà alla causa militare e al trumpismo, sceglie di dissociarsi da un’operazione che considera inutile per la sicurezza nazionale e costosa in termini di vite e risorse. Trump ha reagito liquidando le dimissioni come “una buona cosa”, accusando Kent di essere “debole sulla sicurezza” perché non vedeva l’Iran come una minaccia reale. ​ Ma dietro questa risposta si intravede un problema più ampio: il crescente malessere di una parte del mondo MAGA e dell’elettorato conservatore verso una guerra percepita come lontana dagli interessi del popolo americano, troppo simile alle avventure militari del passato che Trump aveva promesso di archiviare. Il caso Kent mette quindi a nudo una contraddizione: da un lato la retorica del “non ripetere un nuovo Vietnam”, dall’altro una scelta di campo in Medio Oriente che rischia di aprire proprio quel fronte lungo, costoso e difficile da giustificare a chi aveva creduto in una politica estera più prudente e concentrata sui confini di casa. Quanto peseranno queste dimissioni nel dibattito interno GOP sarà chiaro solo nei prossimi mesi, ma il messaggio è già arrivato: una parte dell’America securitaria non è più disposta a firmare assegni in bianco per guerre che non riesce a riconoscere come proprie. #joekent #trump #iran #guerra #mediooriente

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