“Grande Israele” dal Nilo all’Eufrate: quando la promessa biblica diventa progetto geopolitico Nel dibattito su Israele e Palestina si sente sempre più spesso parlare di “Grande Israele”, ma cosa significa davvero questa espressione e da dove nasce? Il punto di partenza sono alcuni passaggi chiave della Bibbia ebraica: in Genesi 15,18 Dio promette ad Abramo “alla tua discendenza darò questa terra, dal fiume d’Egitto fino al grande fiume, l’Eufrate”. Versetti simili in Deuteronomio 11,24 e Giosuè 1,4 descrivono un territorio vastissimo, che va ben oltre la Palestina storica e i confini dell’attuale Stato di Israele. Nel testo biblico si parla di Eretz Israel, la “Terra di Israele”, non di “Great Israel”. Ma una parte del sionismo – soprattutto religioso – ha letto questi passaggi in senso letterale e politico: la terra promessa non sarebbe solo un simbolo spirituale, ma un diritto storico concreto, da rivendicare dal Nilo al Mediterraneo, fino all’Eufrate in Iraq, includendo parti di Egitto, Giordania, Siria e Libano. Su questa base si fonda la pretesa di sovranità su Giudea e Samaria (Cisgiordania) e il rifiuto di riconoscere uno Stato palestinese veramente indipendente. In questa visione, l’“occupazione” non è un incidente temporaneo ma un tassello di un progetto più ampio: per alcuni sionisti religiosi “spargere sangue” per difendere o allargare i confini è una missione sacra, per altri la retorica biblica diventa un potente strumento ideologico per giustificare espansione e dominio regionale. Il video ricorda come, nell’agosto 2025, Benjamin Netanyahu abbia ribadito in un’intervista il suo attaccamento alla “Grande Israele”, includendo esplicitamente territori palestinesi e porzioni di paesi vicini, nonostante su di lui pesi un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità. La domanda finale è scomoda ma inevitabile: se una guerra viene raccontata come battaglia religiosa e suprematista per una terra “data da Dio”, quanto è coerente con i valori dichiarati del mondo occidentale continuare a trattare Israele come un alleato “democratico e laico” qualsiasi? E perché gli stessi governi che dicono di difendere il diritto internazionale faticano perfino a nominare l’idea di uno Stato palestinese pienamente sovrano, mentre accolgono in visita ufficiale un leader sotto mandato della CPI? È su questo cortocircuito – tra promesse bibliche, progetto politico e doppi standard occidentali – che si gioca oggi una parte decisiva della partita in Medio Oriente. #GrandeIsraele #sionismo #Palestina #geopolitica #MedioOriente
“Grande Israele” dal Nilo all’Eufrate: quando la promessa
biblica diventa progetto geopolitico Nel dibattito su Israele e Palestina si sente sempre più spesso parlare di “Grande Israele”, ma cosa significa davvero questa espressione e da dove nasce? Il…