Messia, guerra santa e potere globale: quando il fanatismo religioso scrive la strategia di Israele e dell’Occidente
Nel dibattito sulla guerra in Medio Oriente c’è una dimensione che quasi nessuno affronta davvero: quella religiosa ed escatologica, cioè l’idea che il conflitto serva a preparare il “ritorno del Messia” e una nuova forma di dominio globale. Nel video viene attribuito a Benjamin Netanyahu il progetto dichiarato di lavorare “attivamente per il ritorno del Messia”, trasformando Israele in una potenza regionale annientando l’Islam e, di conseguenza, in una potenza globale. Secondo questa chiave di lettura, il premier israeliano sarebbe stato “investito” di questa missione già negli anni ’90 dal Rebbe Lubavitcher, figura centrale del movimento Chabad. Da allora, la minaccia islamista sarebbe stata costruita non solo come sfida geopolitica, ma come protagonista/antagonista di una grande guerra finale, in cui Israele deve uscire vittoriosa mentre l’Occidente – “Edom” – viene spinto verso il crollo. intreccia a questo quadro anche la rete di ricatti legata ai “file Epstein”, presentata come strumento per controllare élite politiche e culturali occidentali e orientarne le scelte. In parallelo, vengono citate le parole estreme del rabbino Ovadia Yosef sui goyim “nati per servire”, come esempio di suprematismo religioso che alimenta una visione in cui ebrei e gentili non sono sullo stesso piano, ma in un rapporto di dominio e sottomissione. Tutto questo viene definito “ebraismo messianico”: un suprematismo religioso che si aggancia al sionismo secolare e si salda con il sionismo cristiano, quella corrente evangelicale che attende l’Armageddon e il ritorno di Gesù come tappa inevitabile. In questo schema, la grande guerra contro l’Islam non è solo una campagna militare: è letta come guerra santa, preparazione alla fine dei tempi, con simboli come i tatuaggi “Deus Vult” e “Kafir” ostentati da alcuni leader occidentali. Il messaggio di fondo è chiaro: il fanatismo religioso non è un dettaglio marginale dei conflitti contemporanei, ma una forza che sta ridisegnando equilibri politici, alleanze e strategie militari dal Medio Oriente all’Occidente. Ignorare questa dimensione, separando religione e potere, significa non capire perché la spirale di guerra sembra puntare sempre più verso uno scontro “totale”, in cui la posta in gioco non è solo il controllo di territori, ma il significato stesso di chi comanderà sul pianeta dopo la tempesta. #MessiaEGuerra #FanatismoReligioso #MedioOriente #Escatologia #Sionismo #PotereGlobale #GuerraSanta #Geopolitica #ReligioneEPotere