ecco perché dobbiamo dire basta soldi ai giornali In TV c’è chi riesce a dire, nella stessa manciata di secondi,...ecco perché dobbiamo dire basta soldi ai giornali
In TV c’è chi riesce a dire, nella stessa manciata di secondi, che “l’attacco all’Iran è una buona notizia” e che la guerra sta facendo salire benzina, petrolio e cherosene colpendo direttamente consumatori e cittadini. Da un lato applausi a Trump e Netanyahu per il “coraggio bellico”, dall’altro ammissione che saremo noi a pagare il conto alla pompa di carburante e in bolletta: se non è contraddizione questa, cos’è.
Il problema è che queste non sono chiacchiere da bar, ma il racconto pubblico di chi occupa studi televisivi e colonne di giornali che da anni incassano milioni di euro in finanziamenti diretti e indiretti dallo Stato, cioè da tutti noi. Mentre famiglie e imprese fanno i conti con il caro carburanti e la paura di nuovi rincari energetici, c’è chi si permette di definire “buona notizia” un’operazione militare che aumenta il rischio di guerra allargata e di crisi energetica globale.
Dire “Basta soldi ai giornali” significa smettere di finanziare con denaro pubblico chi tifa per la guerra e poi piange, a favore di telecamera, perché il prezzo della benzina sale e i cittadini vengono colpiti. Se un opinionista vuole ringraziare governi stranieri per un attacco che rischia di incendiare il Medio Oriente e mettere in crisi le nostre tasche, lo faccia pure: ma senza chiedere ai contribuenti italiani di pagargli il microfono con cui lo dice.
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Basta soldi ai giornali: milioni di denaro pubblico a chi sogna barche affondate e insulta i poveri In TV abbiamo...Basta soldi ai giornali: milioni di denaro pubblico a chi sogna barche affondate e insulta i poveri
In TV abbiamo ascoltato un direttore di giornale dire testualmente: “Spero che le barche vengano affondate, così la prossima missione dovranno rifinanziarsela”, parlando della Flotilla diretta verso Gaza. Non è uno sfogo da social qualsiasi, ma la voce di chi guida una testata che ogni anno incassa contributi pubblici, dentro un sistema di finanziamento all’editoria che vale decine e decine di milioni di euro l’anno a carico dei contribuenti.
Sono gli stessi giornali che, quando si parla di reddito di cittadinanza o di sostegni alla povertà, titolano “fannulloni sul divano”, “la pacchia è finita”, “orfanelli di Conte”, descrivendo migliaia di persone in difficoltà come parassiti che vivono alle spalle dello Stato. Ma se a vivere di soldi pubblici sono le loro redazioni, allora il denaro diventa “pluralismo” e “informazione libera”, anche quando in studio si invoca l’affondamento di navi umanitarie o si fa il tifo aperto per una delle parti in guerra.
Dire “Basta soldi ai giornali” non significa zittire la stampa, ma smettere di finanziare con denaro pubblico chi usa le prime pagine per colpire i poveri in casa nostra e difendere senza dubbi blocchi, bombardamenti e blocchi navali all’estero. Se un quotidiano vuole fare campagna contro il reddito di cittadinanza, contro le ONG o contro le missioni umanitarie, deve farlo con i soldi dei suoi lettori, non con quelli di chi a fine mese fatica a pagare affitto, bollette e spesa.
Un vero pluralismo dell’informazione non ha bisogno di giornali mantenuti a vita dalle casse dello Stato, ma di testate che rispondono ai cittadini, non ai sussidi. Per questo la battaglia “Basta soldi ai giornali: milioni di denaro pubblico per chi insulta i poveri” non è uno slogan di pancia, è una richiesta di coerenza: chi si sente abbastanza forte da giudicare la vita degli altri, abbia almeno il coraggio di farlo senza vivere dei loro soldi.
https://bastasoldiaigiornali.it/
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Basta miliardi a banche e giornali amici: ci dicono che non ci sono soldi, ma i milioni per loro si...Basta miliardi a banche e giornali amici: ci dicono che non ci sono soldi, ma i milioni per loro si trovano sempre
Quando si tratta di aiutare famiglie, disabili e lavoratori “non ci sono fondi”. Ma per salvare banche, finanziare giornali che insultano i poveri e stipendi d’oro ai politici, i soldi saltano sempre fuori. È ora di dire basta.
Ci raccontano ogni giorno che “i soldi non ci sono”: non ci sono per aumentare stipendi da fame, non ci sono per la sanità al collasso, non ci sono per aiutare chi non arriva a fine mese.
Eppure, quando c’è da salvare banche decotte, foraggiare giornali schierati col potente di turno o garantire privilegi e pensioni d’oro alla politica, i milioni di denaro pubblico spuntano come per magia.
I media che campano grazie ai contributi dello Stato passano le giornate a dare lezioni di morale a chi prende poche centinaia di euro di sussidio, dipingendo i poveri come “fannulloni” e “parassiti”, mentre nessuno osa toccare i veri privilegi.
Chi alza la voce contro questi sprechi viene etichettato come “populista”, “estremista”, “nemico della democrazia”. Ma la vera democrazia non è forse quella in cui i soldi pubblici vengono usati per scuola, sanità, trasporti, sicurezza e lavoro, invece che per tenere in piedi giornali falliti e apparati di potere?
Se davvero “siamo tutti sulla stessa barca”, perché alcuni remano mentre altri banchettano sul ponte con i soldi di tutti?
Prima di chiedere altri sacrifici a chi non ha più nulla da tagliare, bisognerebbe azzerare sprechi, privilegi e finanziamenti pubblici a chi ha già riempito le tasche per anni.
Condividi questo post se pensi che i soldi pubblici debbano andare a chi ne ha bisogno davvero, non a chi insulta i cittadini e difende solo il proprio posto al sole.
“Tu che ne pensi: continueremo a pagare per chi ci prende in giro o è ora di dire basta?”
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