Quando si tratta di aiutare famiglie, disabili e lavoratori “non ci sono fondi”. Ma per salvare banche, finanziare giornali che insultano i poveri e stipendi d’oro ai politici, i soldi saltano sempre fuori. È ora di dire basta.
Ci raccontano ogni giorno che “i soldi non ci sono”: non ci sono per aumentare stipendi da fame, non ci sono per la sanità al collasso, non ci sono per aiutare chi non arriva a fine mese.
Eppure, quando c’è da salvare banche decotte, foraggiare giornali schierati col potente di turno o garantire privilegi e pensioni d’oro alla politica, i milioni di denaro pubblico spuntano come per magia.
I media che campano grazie ai contributi dello Stato passano le giornate a dare lezioni di morale a chi prende poche centinaia di euro di sussidio, dipingendo i poveri come “fannulloni” e “parassiti”, mentre nessuno osa toccare i veri privilegi.
Chi alza la voce contro questi sprechi viene etichettato come “populista”, “estremista”, “nemico della democrazia”. Ma la vera democrazia non è forse quella in cui i soldi pubblici vengono usati per scuola, sanità, trasporti, sicurezza e lavoro, invece che per tenere in piedi giornali falliti e apparati di potere?
Se davvero “siamo tutti sulla stessa barca”, perché alcuni remano mentre altri banchettano sul ponte con i soldi di tutti?
Prima di chiedere altri sacrifici a chi non ha più nulla da tagliare, bisognerebbe azzerare sprechi, privilegi e finanziamenti pubblici a chi ha già riempito le tasche per anni.
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“Tu che ne pensi: continueremo a pagare per chi ci prende in giro o è ora di dire basta?”
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