Trump fugge la leva e insulta gli alleati: chi sono i veri codardi nella NATO? Ha evitato la leva obbligatoria con un comodo cert...Trump fugge la leva e insulta gli alleati: chi sono i veri codardi nella NATO?
Ha evitato la leva obbligatoria con un comodo certificato medico per “problemi ai piedi” e oggi si permette di dare dei codardi ai militari italiani, tedeschi, francesi e inglesi che avrebbero “speso troppo poco” per la difesa comune e sarebbero rimasti nelle retrovie. Parliamo di Donald Trump, che durante il Vietnam ottenne una discussa esenzione per speroni ossei, mentre ora pretende di impartire lezioni di coraggio a chi in Bosnia, in Afghanistan e in altri teatri di guerra c’è andato davvero, spesso fianco a fianco con i soldati americani.
Nel 1995, per stabilizzare la Bosnia, i soldati europei erano numericamente paragonabili a quelli statunitensi, e la spesa complessiva dell’operazione fu condivisa tra gli alleati NATO. Eppure, nel racconto trumpiano, l’Europa è sempre “parassita”, sempre in debito, sempre da rimproverare perché non raggiunge abbastanza velocemente l’obiettivo del 2% (e ora addirittura del 5%) del PIL in spesa militare. Così il dibattito sull’alleanza atlantica si trasforma in un gigantesco scaricabarile, dove chi ha schivato il fronte si permette di pontificare a chi il fronte lo ha visto davvero.
Il punto non è essere “contro” l’America, ma smettere di accettare in silenzio questa narrativa tossica in cui gli europei – italiani compresi – vengono usati come bancomat politico: prima si viene umiliati pubblicamente per le spese militari, poi si firma senza fiatare per aumentare le percentuali di PIL da destinare alle armi. Se c’è un tema di coraggio, allora il vero atto di coraggio oggi non è alzare la voce contro gli alleati europei, ma dire una volta per tutte che l’Italia non è la fanteria di riserva di chi la guerra l’ha evitata a colpi di certificati, e che rispetto reciproco significa anche riconoscere ciò che i nostri soldati hanno fatto e pagato sul campo
#nato #trump #jeffreyepstein #guerra Altro..
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Trump rinvia l’attacco all’Iran: “colloqui molto buoni”. O è solo paura di ammettere la sconfitta? Gli Stati Uniti “rinviano” l’a...Trump rinvia l’attacco all’Iran: “colloqui molto buoni”. O è solo paura di ammettere la sconfitta?
Gli Stati Uniti “rinviano” l’attacco all’Iran dopo colloqui definiti da Donald Trump “molto buoni e produttivi negli ultimi due giorni”. Ancora una volta, il presidente vende come successo diplomatico quello che somiglia sempre di più a un passo indietro: le basi e le flotte restano schierate, ma il bottone non viene premuto e la spiegazione ufficiale diventa la solita formula magica dei colloqui andati a meraviglia.
Da settimane la sceneggiatura è sempre la stessa: prima si parla di “piani d’attacco pronti”, “azioni di vasta portata”, “tutte le opzioni sul tavolo”, poi all’ultimo minuto arriva il colpo di scena – “mi sono convinto da solo a non attaccare”, “sarebbe fantastico evitarlo”, “non sono entusiasta dei colloqui, ma…”. Ogni rinvio viene impacchettato come prova di genialità strategica, quando agli occhi di molti alleati (e avversari) assomiglia piuttosto al tentativo di non ammettere che l’Iran non è così facile da colpire senza pagare un prezzo altissimo.
La verità è che mentre Trump parla di incontri “molto positivi”, sul tavolo restano problemi identici a ieri: programma nucleare, missili, tensioni nel Golfo, rischio di un incendio regionale. Solo che, invece di riconoscere che l’Iran ha resistito alle minacce e mantiene buona parte delle sue carte, è più comodo raccontare che l’attacco non parte perché la diplomazia funziona alla grande. Così, ogni rinvio diventa un trionfo narrativo, ma lascia la sensazione che la superpotenza stia facendo di tutto pur di non dire la parola proibita: “abbiamo scoperto di non poter vincere questa guerra alle nostre condizioni”. 😊
#jeffreyepstein #mediooriente #nato Altro..
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Golfo di Hormuz in fiamme: Iraq “libero” dalla NATO, tassa iraniana sulle petroliere e rischio austerità globale L’Iraq ha costre...Golfo di Hormuz in fiamme: Iraq “libero” dalla NATO, tassa iraniana sulle petroliere e rischio austerità globale
L’Iraq ha costretto USA, NATO e contingenti italiani a evacuare le basi dopo 20 anni, segnando una vittoria delle milizie della resistenza islamica. L’Iran ha di fatto preso il controllo dello stretto di Hormuz imponendo 2 milioni di dollari di “tassa di transito” per ogni petroliera, che viene poi scortata e tracciata dalla Guardia Rivoluzionaria.
Washington, sotto pressione, ha allentato sanzioni sulle navi iraniane e nel frattempo sta ammassando nel Golfo navi anfibie, Marines, F‑35B, Osprey ed elicotteri in vista di possibili sbarchi su isole strategiche o hub petroliferi iraniani. Di fronte, l’Iran ha predisposto uno scenario altamente letale: centinaia di imbarcazioni veloci armate di missili, droni d’attacco, campi minati e batterie missilistiche protette da gallerie e cemento speciale.
Il risultato è che una grande battaglia navale e aerea nello stretto di Hormuz rischia di mettere in ginocchio l’economia mondiale: anche in caso di successo militare americano, servirebbero mesi per normalizzare traffico marittimo e mercati energetici, con prospettive di forte austerità globale.
#nato #Iraq #usa Altro..
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Allerta massima ad Aviano e Sigonella: l’Italia “portaerei USA” nella guerra all’Iran Allerta massima per le basi militari USA di...Allerta massima ad Aviano e Sigonella: l’Italia “portaerei USA” nella guerra all’Iran
Allerta massima per le basi militari USA di Aviano (Friuli Venezia Giulia) e Sigonella (Sicilia), due infrastrutture considerate decisive nella strategia americana nel Mediterraneo.
econdo Diego Fusaro, queste installazioni rappresentano una violazione permanente della sovranità italiana, trasformando il nostro Paese in una “portaerei americana” nel cuore del Mare Nostrum.
Nel contesto della guerra all’Iran, cresce il livello di attenzione su queste basi, che potrebbero essere utilizzate per nuovi bombardamenti a tappeto contro Teheran.
Mentre la Spagna di Sánchez ha rifiutato di mettere le proprie basi al servizio di Washington, l’Italia viene descritta come una colonia obbediente della “civiltà dell’hamburger”, sempre pronta a piegarsi agli interessi statunitensi.
Il messaggio richiama così il tema della sovranità nazionale e del ruolo dell’Italia nelle guerre decise oltreoceano, ponendo una domanda implicita: fino a che punto vogliamo essere piattaforma militare di altri?
#Aviano #Sigonella #usa #Italia #Iran #guerraIran #NATO Altro..
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Basi USA, oro italiano e sovranità: quanto conta davvero l’Italia nella guerra in Iran? In Italia sono presenti circa 13.000 sold...Basi USA, oro italiano e sovranità: quanto conta davvero l’Italia nella guerra in Iran?
In Italia sono presenti circa 13.000 soldati americani e oltre 120 basi e installazioni USA, da Sigonella ad Aviano, da Niscemi a Napoli, Gaeta, Vicenza e Camp Derby: interi pezzi di territorio in cui la nostra sovranità è di fatto sospesa.
Da Sigonella sono decollati droni spia e aerei da ricognizione la mattina stessa dell’attacco contro l’Iran, senza che l’Italia venisse nemmeno avvisata.
Sul nostro suolo sono dispiegati caccia F16 e bombe nucleari B61-12, mai votate dal Parlamento, mentre il sistema Muos di Niscemi gestisce le comunicazioni satellitari militari USA in tutto il mondo.
In teoria, per usare le basi italiane per bombardare l’Iran servirebbe il consenso di Roma; in pratica, per logistica, rifornimenti, spionaggio e comunicazioni “valgono i trattati” degli anni ’50, come ricordato da Crosetto.
La Spagna ha imposto limiti e ha fatto spostare gli aerei cisterna americani, l’Italia no.
E qui entra in gioco l’altro grande tema: l’oro.
L’Italia è la terza riserva d’oro al mondo con 2.452 tonnellate (circa 407 miliardi di dollari), ma il 43% non è in patria: si trova nei caveau della Federal Reserve a New York e a Fort Knox, sotto controllo americano.
Nel 2022 l’Occidente ha congelato con un click le riserve russe; la domanda è inevitabile: se l’Italia dicesse “no” alle basi USA, quell’oro resterebbe davvero intoccabile?
Intanto ospitiamo bombe atomiche statunitensi, facciamo decollare i loro droni, compriamo il loro gas a prezzi maggiorati, mandiamo i nostri Samp-T nel Golfo, mentre Lockheed Martin vola ai massimi in Borsa e il Pentagono prepara un nuovo budget extra da 50 miliardi.
La guerra è il prodotto, il caos è la materia prima e noi siamo i clienti che pagano: prima di parlare di sovranità nazionale, vale la pena chiedersi chi comanda davvero.
#Italia #USA #basiUSA #Sigonella #Aviano #guerraIran #NATO #sovranità #oroItaliano #FederalReserve Altro..
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L’Iran ora sfida anche la NATO: missile sulla Turchia, droni in Azerbaigian, portaerei francesi in marcia La guerra tra Iran, Isr...L’Iran ora sfida anche la NATO: missile sulla Turchia, droni in Azerbaigian, portaerei francesi in marcia
La guerra tra Iran, Israele e Stati Uniti ha appena fatto un salto di livello: per la prima volta un Paese NATO è stato preso direttamente di mira. Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo turco è stato intercettato e distrutto dalle difese aeree dell’Alleanza sopra la provincia di Hatay. Nessuna vittima, ma il messaggio è chiarissimo: il conflitto non è più “lontano” dai confini NATO.
Da Bruxelles è arrivata la condanna ufficiale, ma la risposta non è solo diplomatica. Il presidente Macron ha ordinato alla portaerei nucleare Charles de Gaulle e al suo gruppo d’attacco di lasciare le esercitazioni nel nord Europa e dirigersi verso il Mediterraneo orientale, con caccia Rafale, navi di scorta e sistemi di difesa pronti a proteggere rotte strategiche e, se necessario, a partecipare a una coalizione navale per contrastare le mosse iraniane sullo stretto di Hormuz.
Nel frattempo il fronte si allarga anche a est: droni suicidi attribuiti all’Iran hanno colpito l’aeroporto internazionale di Nakhchivan, in Azerbaigian, a pochi chilometri dal confine turco. Il terminal è finito in fiamme, diversi civili sono rimasti feriti e Baku parla già di rispondere “con pugno di ferro”. Un conflitto nato tra Iran, Israele e USA sta trascinando dentro, pezzo dopo pezzo, Turchia, Azerbaigian, e ora anche la Francia con il suo gruppo portaerei.
Dai cieli di Hatay alle acque dello stretto di Hormuz, il costo di questa guerra si sta rivelando molto più alto di quanto a Washington o a Bruxelles avessero messo in conto. Il rischio è chiaro: da crisi regionale a incendio internazionale il passo è sempre più corto.
#iran #usa #nato Altro..
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I primi militari europei, tra cui francesi specialisti di alta montagna, sono sbarcati oggi a Nuuk in Groenlandia per l'operazion...I primi militari europei, tra cui francesi specialisti di alta montagna, sono sbarcati oggi a Nuuk in Groenlandia per l'operazione NATO Arctic Endurance, volta a rafforzare la presenza alleata nell'Artico contro minacce russe, cinesi e tensioni con gli USA di Trump.
Operazione Arctic Endurance
L'operazione, promossa dalla Danimarca (di cui la Groenlandia è territorio autonomo), coinvolge 8 paesi NATO e mira a testare la "resistenza artica" con sorveglianza marittima, protezione infrastrutture e assistenza locale.
Si tratta di contingenti ridotti ma simbolici: circa 15 francesi già arrivati, seguiti da Svezia, Norvegia, Germania (13 Bundeswehr), Finlandia, Olanda, UK ed Estonia.
Contesto Geopolitico
La missione risponde alle mire di Russia e Cina sull'Artico e alle reiterate pretese del presidente USA Donald Trump sull'isola, vista come strategica per risorse e posizione.
Mosca accusa la NATO di militarizzare la zona con pretesti, mentre l'Italia di Meloni esclude invio di truppe, lasciando coordinamento a NATO.
Cosa Succede Ora
L'esercitazione dura pochi giorni (giovedì-sabato), con test di capacità in climi polari, ma segna un "segnale politico forte" europeo contro minacce esterne.
#Groenlandia #NATO #ArcticEndurance #Artico #Geopolitica #Trump #DifesaEuropea. Altro..